Wolfenstein: The New Order. ACHTUNG! ACHTUNG!

Wolfenstein The New Order

Quando decisi di recensire Wolfenstein: The New Order mi accorsi immediatamente di due cose.

  • La prima: Non prendevo in mano un puro sparatutto da troppo tempo.
  • La seconda: Le innumerevoli partite giocata a Wolfenstein 3D sul mio 486 oramai oltre 15 anni fa.

Completata l’installazione su Xbox One mi accorgo che proprio quel giorno Xbox Live non funzionava. Volevo provare anche la modalità multiplayer, ma si vede che la provvidenza ha guardato in basso, perché Wolfenstein: The New Order è privo di una modalità a più giocatori.

Interpretare e portare sul mercato uno sparatutto figlio di Doom con delle meccaniche vetuste a detta del mercato, è sicuramente un’operazione complicata e forse priva di senno. Tuttavia l’esercizio fatto da Bethesda, e in particolare dagli studi MachineGames, sta a ricordare che c’è un mondo oltre ai ragionati schemi di Call of Duty e che un FPS può ancora essere brutale e fatto di colpi di fucile a pompa invece di quello da cecchino.

È e resterà sempre il mio modo di interpretare un buon FPS ed è lo stesso motivo per cui ho smesso di giocare a Call of Duty dopo essere diventato esclusivamente concentrato sulle guerre presenti e future rispetto a quelle del passato.

Ad ogni modo, torniamo al buon caro vecchio Wolf.

Vestiamo i panni del soldato americano William “B.J.” Blazkowicz in uno scenario fantapolitico in cui i Nazisti hanno vinto la guerra appropriandosi di tutte le conoscenze del mondo anglofono ed europeo ostile. Dal 1946 dove rimaniamo per poche sessioni di gioco, l’azione si trasferisce negli anni ’60, ci siamo beccati una scheggia in testa e soffriamo di allucinazioni.

Dalla Polonia in cui siamo stato deportati, sarà nostro compito riassestare le fila di una resistenza ormai morente e liberare il mondo dall’assedio tedesco. Tutto sommato il lavoro fatto sulla trama non è da disprezzare, anche se non incapperete mai in scene particolarmente mozzafiato o da tenervi incollati sulla sedia. Tuttavia è stato fatto un buon lavoro sul design dei personaggi in grado di garantire il coinvolgimento necessario per progredire nella storia.

A tal proposito va fatta menzione di un doppiaggio italiano perfetto, sia del narrato sia del parlato, in grado di immergerci ancora di più negli accadimenti e nell’intreccio.

Spara, spara e spara ancora!

Nei 16 capitoli e nelle quasi 15 ore di gioco vi accorgerete come tutto si svolga attorno alle armi. William è in grado di portare con se un vero e proprio arsenale, di armi se ne possono impugnare 2 per ogni tipo e grazie ai potenziamenti dei 4 talenti del personaggio, saremo dei soldati con abilità sempre migliori man mano che si superano i vari livelli.

Non mancano le chicche provenienti dai precedenti capitoli, Wolfenstein 3D su tutti (perché immagino abbiate giocato solo quello). Sono presenti i punti “armor”, punti che consentono di migliorare la resistenza alle pallottole, così come dovremmo fare ricorso spesso ai kit medicinali o al cibo per poter ristabilire il nostro livello di salute. Quest’ultimo si rigenera fino a 20 punti se si trova un riparo nelle vicinanze, ma è fondamentale trovare rifornimenti per poter ristabilire il 100% e oltre.

La cosa fastidiosa è che al termine di ogni sessione di sparatoria, per poter raccogliere tutto quello presente in terra o su scaffali, è necessario premere ripetutamente lo stesso tasto.

Tecnicamente parlando

Il lavoro sul level design è magistrale, la potenza delle console di nuova generazione viene sfruttata a dovere e in alcuni casi si ammirano scenari molto curati. Il frame rate è molto solido, non scende mai sotto i 60, garantendo una pulizia d’azione come pochi altri del genere.

La cosa che mi ha leggermente infastidito è la gestione della mira, quindi lo stick analogico destro per intenderci. I movimenti di quest’ultimo risultano un po’ troppe volte a scatti, portando la mira ad una distanza, seppur breve, lontana rispetto alla mira voluta. Mancando così il colpo talune volte. Pur conoscendo bene il punto debole di un puntamento da pad rispetto ad un mouse si poteva fare un lavoro migliore da questo punto di vista.

L’AI è un altro degli aspetti migliorabili dal mio punto di vista. I nemici sono poco vari e si mostrano davanti ai nostri occhi sempre sotto la stessa forma: Soldati, Robot o cani vogliosi di sangue.

Chicche!

Per chi è appassionato della serie sa bene che Wolfenstein è sempre stato pieno di chicche nascoste lasciate al giocatore per essere scoperte. Anche in questo capitolo vi troverete di fronte a porte chiuse che necessitano di combinazioni per essere aperte o alcune volte è sufficiente utilizzare il coltello. Al loro interno una serie di collezionabili vi permetterà ad esempio di attivare nuove modalità di gioco.

E, se cercate bene dentro il quartier generale della Resistenza, potrete giocare l’indimenticato Wolfenstein 3D!

Polygon, per l’occasione del lancio del nuovo capitolo della serie ha riavvolto un po’ i nastri della Storia e ha prodotto questo video partendo dalla genesi di Wolfenstein, fino ai giorni nostri:

Wolfeinstein: The New Order si dimostra capace di soddisfare i malinconici di un certo tipo di FPS ormai superato e forse del tutto defunto con i vari Doom, Serious Sam molti altri. Per contro dimostra come sia possibile soverchiare dinamiche ormai consolidate riportando in auge quelle dimenticate per migliorarle e poter rendere godibile ancora uno sparattutto violento e sanguinolento.

Seppur superficiale in alcuni aspetti, come AI e alcuni controlli, lascia il buon retrogusto di qualcosa di antico in grado di trovare il giusto posto in un mondo di headshot!