Assassin’s Creed Origins: pronto a vivere l’Antico Egitto?

Perché stai leggendo solo ora questo mio pezzo? Perché -lo ammetto- ho volutamente evitato di giocare il nuovo Assassin’s Creed prima dell’arrivo di Xbox One X. Lo avevo provato sulla nuova console Microsoft in Games Week a Milano, mi sono innamorato e ho voluto attendere un attimo per poter replicare l’esperienza. Il resto è storia e ore di gioco (che sto cercando di catturare tutte per poi caricarle sull’account YouTube di Fuorigio.co). Ti racconto il mio Assassin’s Creed Origins.

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Assassin’s Creed Origins

Non l’ho ancora terminato (la campagna principale è davvero ricca di episodi e non tutti possono essere affrontati a cuor leggero, tutt’altro), ma credo di essermi fatto una buona idea di quello che è il nuovo capitolo che Ubisoft ha scelto di sviluppare ulteriormente, fermandosi per un anno (il 2016 non ha visto sul mercato alcun nuovo episodio della saga, “fortunatamente” aggiungerei) e portandolo poi su PC e console in tutto lo splendore che l’Antico Egitto è in grado di trasmettere al giocatore.

La storia parte in maniera un pelo forse confusa e apparentemente spoglia di quei dettagli che -in seguito- ti permetteranno di capirla meglio, di apprezzarla, di farle giustizia secondo i canoni degli Assassini. L’anno che corre è all’incirca il 49 a.C., il grande regno d’Egitto è comandato da Tolomeo e Cleopatra, anche se quest’ultima verrà mandata in esilio proprio dal primo citato perché in grado di guadagnare una popolarità sempre crescente, di difficile gestione.

Bayek è il nome invece del vero protagonista di questo nuovo Assassin’s Creed, è il Medjay della città di Siwa, protettore del popolo bisognoso di assistenza e di giustizia, marito di Aya (altra guerriera tutto pepe che potrai poi controllare in gioco) e padre dello scomparso Khemu, ucciso da un gruppo di persone mascherate alle quali occorrerà dare volto e nome (oltre quello in codice che ti verrà rivelato abbastanza agilmente) nel corso della storia principale, per ottenere giustizia. Mentre Aya si metterà al servizio di Cleopatra (affatto collaborativa nei confronti del suo esilio, come potrai immaginare), tu dovrai indagare, scoprire nuovi luoghi, lasciare dietro le tue spalle una scia di sangue per un bene comune più grande oltre che per la sterile vendetta di una vita spezzata ormai impossibile da riportare sulla Terra.

Ti accorgerai presto che quella sensazione di già visto e vissuto che stai avendo leggendo fino a ora l’articolo sparirà, lasciando spazio a una profonda modifica del titolo Ubisoft, perché Assassin’s Creed Origins di modifiche ne ha subite davvero tante, per certi versi spiazzano nella prima ora di gioco, per poi diventare più digeribili e pilotabili, destreggiandosi rapidamente tra le opzioni disponibili e smettendola -ma davvero- di andare a muso duro contro il nemico, perché questo sarà in grado di stenderti molte più volte di quante tu possa immaginare (a tratti frustrante, se il tuo approccio è meno Stealth del dovuto o se non hai considerato tutte le variabili in gioco, anche in modalità facile).

Un modo non subito a tua disposizione

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La mappa all’interno della quale potrai spostarti esplorando e portando a termine missioni principali e secondarie è davvero estesa (ma tanto!), potrai immediatamente vederla dal menu di pausa ma noterai che questa è suddivisa in livelli che corrispondono a quello del tuo personaggio, il quale crescerà solo affrontando missioni sempre più pericolose e complesse, NON solo principali (anzi, le principali diventeranno come boss battle che potrai affrontare solo dopo esserti fatto le ossa con le secondarie più ricche), un po’ come voler far capire a tutti che il gioco merita ore della tua attenzione e rispetto massimo per chi lo ha realizzato (tanti in passato hanno giocato Assassin’s Creed seguendo esclusivamente la missione principale, e non vale solo per il titolo Ubisoft, nda).

Il problema è che non sei solo tu a guadagnare un livello per poter mettere in difficoltà il prossimo. Anche i nemici (boss in primis) portano il peso di quel livello, lo sentirai presto sulla tua schiena se non imparerai a difenderti e contrattaccare, cercando di tenere bene a mente che un colpo richiesto in questo momento, potrebbe non andare in porto entro breve, andando in coda a quella lista “da eseguire “che nel frattempo vede arrivare in tackle la sferrata altrui (io stesso faccio ancora molta fatica), non dare nulla per scontato, mai, e impara a valutare bene le armi che porterai con te (peso, velocità, punti ferita, tipo di attacco, ecc.).

Insieme a te, fortunatamente, avrai un destriero da poter sfruttare per i lunghi spostamenti (cambialo appena possibile, perché un cavallo è decisamente più rapido e affidabile di un cammello, nda), ma anche un compagno dalla vista infallibile che spessissimo ti permetterà di non finire in mezzo allo scontro impreparato, è Senu, aquila che condivide l’intera avventura con Bayek, non lasciandolo mai solo, sempre pronta a tenere d’occhio la situazione dall’alto, sia essa per individuare i nemici o più semplicemente per scegliere prede da abbattere per recuperare materiale utile (qualcuno ha detto Assassin’s Creed III?). Nel caso in cui Senu non possa accedere l’area interessata (una caverna, una gola, una piramide, ecc.), potrai affidarti all’impulso dell’Animus, il quale cercherà di darti qualche traccia priva degli spettri nemici, quindi ben lontana però dalla precisione dell’alato compagno (pur sempre meglio di niente …).

Dovrai perciò fare molta attenzione, perché un conteggio nemici errato è potenzialmente un grande tallone d’Achille per la tua sincronizzazione e sopravvivenza.

Scendi da lì e combatti, scimmia!

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Perché in effetti è così che verrai additato (come scimmia, appunto) ogni volta che proverai a smarcarti rapidamente da combattimenti che ti vedono come il bersaglio preferito di grandi gruppi di nemici che -stavolta- attaccheranno contemporaneamente senza perdere tempo, e senza darti neanche la possibilità di parare e schivare / contrattaccare su più fronti (d’altronde, sei sempre uno contro tanti, vale il principio di base). Ogni appiglio è tuo amico nel relativo frangente durante il quale un arciere nemico non riuscirà a puntarti e scoccare la sua freccia, giocati bene ogni occasione, ogni secondo è prezioso, così come un attacco dall’alto seppur non più in maniera furtiva (sarà plateale, e ti piacerà, questo è certo).

Livello e barra vita di ogni nemico sono sempre bene in vista, ciascun tuo attacco farà calare la seconda citata, e potrai subito avere un’anteprima del danno causato dall’arma che hai intenzione di utilizzare (comodo, soprattutto con i nemici che ancora non si sono accorti di te e sui quali stai per puntare il tuo cursore dalla distanza). Ricorda che in caso di livello superiore al tuo non basterà tutta la tua forza, dovrai giocare di rapidità e astuzia, meglio ancora se coadiuvata da oggetti di terze parti che vanno ben oltre il tuo arsenale (scoprirai e apprezzerai le balestre montate nei punti alti delle fortezze, ne sono certo). In ogni caso, un nemico più forte colpito di nascosto o alle spalle, subirà sempre più danni rispetto a quelli che sarai in grado di fare vis-a-vis.

Bayek avrà a disposizione un’intera mappa di miglioramenti (Guerriero, Cacciatore, Veggente) appositamente studiata per essere sbloccata tramite vicinanza alla caratteristica scelta sul momento, tramite l’utilizzo di punti abilità che guadagnerai con il passaggio di livello. Il mio consiglio è quello di dare un’occhiata approfondita a ogni singola caratteristica, perché ce ne sono alcune molto interessanti che costano 2 punti abilità anziché 1, bisogna tenerne conto e pazientare senza spendere immediatamente il bottino faticosamente guadagnato.

Bayek a tutto tondo

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Il protagonista è il tuo punto di riferimento a 360 gradi e potrà -rispetto al passato- imparare molto di più, mettendo a frutto tutta la tua capacità di assassino. Sembra essere il risultato del “meglio” visto fino a ora, con alcuni segni distintivi che ricordano alcuni dei capitoli precedenti della saga (se ci hai fatto caso, ho già parlato di un riferimento ad Assassin’s Creed III).

I tanti cespugli o più in generale l’erba alta a disposizione permetterà di migliorare sempre più l’aspetto Stealth del gioco. Il nuoto stavolta prevede l’immersione, che tornerà utile in più occasioni e che va a introdurre un nuovo pericolo costituito dagli animali selvaggi che non saranno affatto simpatici e affabili. I combattimenti in mare speronando imbarcazioni altrui riportano inevitabilmente la mente a quel capitolo completamente basato sull’attività pirata (Assassin’s Creed IV, nda). Quel sistema di guida a terra tanto odiato da tutti (ricordo ancora la noia mortale nel primo Assassin’s Creed) guadagna finalmente la possibilità di impostare un pilota automatico in grado di seguire la strada principale (facendoci scoprire nuovi luoghi, i quali rilasceranno XP sempre preziosi per la crescita del livello di Bayek) e portarci a destinazione senza toccare il controller (se non per bloccare il destriero e deviare dal percorso per un buon motivo).

E sempre a proposito del destriero, capirai quanto è migliorata questa esperienza nel momento in cui dovrai tirare fuori le armi e combattere senza mai scendere da cavallo (per non perdere il contatto con il nemico), a prescindere che si tratti da arma da distanza (l’arco, nda) o da fianco (spada, lance, bastoni pesanti, ecc.), grazie Ubisoft.

L’Egitto, lo sfarzo, lo splendore

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Ambientare questo capitolo in Egitto ha permesso agli sviluppatori di Ubisoft di mettere davvero alla prova l’hardware a disposizione. Ogni singolo dettaglio è splendido, curato, nonostante quei piccoli glitch ancora presenti quando ci si va a scontrare con sbavature tecniche che fanno scontrare cavalli tra di loro, così come altre persone in gioco o lo stesso Bayek contro ostacoli che potrebbe superare anche a occhi chiusi (il più clamoroso è stato il soldato nemico in mare, senza imbarcazione sotto ai piedi, un po’ Gesù Cristo prima del suo avvento, evidentemente).

Credimi, sono episodi sporadici che possono starci in confronto alla vastità del mondo messo a disposizione, il risultato è meraviglioso a ogni occhio, senza le pippe mentali degli fps e della risoluzione massima mantenuta.

Pensa che –un po’ per vanto, un po’ per periodo storico attuale (non certo quello dell’Egitto a.C.)– potrai persino metterti in posa per un selfie, piuttosto che per uno scatto ben lontano dalla mania odierna, ti basterà scegliere il posto giusto e scattare (joystick di sinistra e destra affondati insieme ti danno la possibilità di accedere alla modalità di scatto), e la tua realizzazione rimarrà persino disponibile nella mappa per poter essere vista e apprezzata dai tuoi amici di Xbox Live.

Nota a margine

Che probabilmente non merita un paragrafo ad-hoc ma potrebbe cogliere di sorpresa. Sì, esistono delle micro-transazioni non obbligatorie che permettono di acquistare in gioco Dracme e crediti Helix. Servono rispettivamente per l’acquisto di materiale dai venditori e per l’acquisto di dotazioni di alta gamma senza passare dal via. Come già detto: NON sono obbligatorie, e ci tengo a sottolinearlo perché se non fossi entrato per mera curiosità nel menu Negozio (dal menu di Pausa → freccia destra per Negozio) non me ne sarei neanche accorto, e di armi potenziate così come materiale ne trovi ovunque, dalle casse che potrai / dovrai aprire negli accampamenti nemici (e non solo) agli immensi lembi di natura incontaminata dove ti basterà fare qualche vittima per portare a casa la giusta ricompensa. Ho semplicemente chiuso il menu, me ne dimenticherò presto.

Oltre a questa appena detta, anche se sarebbe dovuta essere l’unica, inserisco anche la localizzazione italiana. Non è compresa nel disco di gioco e dovrà essere scaricata al primo avvio dallo Store di riferimento. È fatta molto bene e non ho nulla da ridire su di essa, piuttosto sul modo un pelo anomalo per potersela godere (immagino quei rari casi di Xbox One non collegate a internet).

In conclusione

Un titolo che dopo avermi confuso inizialmente, ho potuto apprezzare in tutta la sua maestosità. Imparare i nuovi modi di combattere e difendere il proprio corpo non è semplice, lo ammetto, ma è solo uno degli spunti che sono serviti per riconquistare l’amore scemato per una serie che fino a oggi ha snaturato il suo modo di essere a causa di capitoli pubblicati una volta all’anno per “non far perdere l’abitudine“.

Sono rimasto inoltre piacevolmente stupito dalla quantità e qualità di missione secondarie che rispetto al passato danno un taglio alle ripetizioni e alla noia (un po’ come il trasporto del primo AC, appunto), le quali vanno a intrecciarsi molto bene con la storia principale, che permettono così di dare quella continuità che fatica a mostrare l’evidenza che tu abbia voluto (o dovuto) abbandonare temporaneamente l’avanzamento della missione che poggia sulle fondamenta di Assassin’s Creed Origins (la vendetta per un figlio perduto, nda).

Giusto, anche se forse troppo corto, ciò si vede e capisce della protagonista fuori dall’Animus, Layla, ricercatrice evidentemente fuori dagli schemi che ha scelto di vivere i ricordi di Bayek e Aya portando con sé una versione portatile dello strumento Abstergo, tenendo temporaneamente nascosta la sua ricerca autonoma, con una compagna dall’altro lato della cornetta che le permetterà di non perdere del tutto il contatto con la realtà. Sono certo che potremo vederla in futuro, non fosse per il semplice fatto che in tutto questo capitolo si fa davvero poco (se non nullo) riferimento al culto degli Assassini.

Assassin’s Creed Origins è forse un nuovo inizio per una saga che meritava una scossa. Si tratta di un base già più che valida da poter utilizzare ancora in futuro, grazie al suo livellamento e modo di far crescere il protagonista, con la speranza di non doverci avere a che fare nuovamente ogni 365 giorni, perché a quanto pare l’attesa paga, e a questo punto io sono uno di quelli che preferisce aspettare e riscuotere qualcosa di davvero solido.