Torniamo a caccia di bestie (o forse no?) con Monster Hunter Stories

Non sono mai stato un grande appassionato della serie Monster Hunter (o sue declinazioni), ma quando questo Stories è stato annunciato e ne è stata pubblicata una demo sull’eShop non ho potuto fare a meno di metterci le mani sopra, anche e soprattutto considerate le positivissime sensazioni che chi lo ha provato ha riservato nelle scorse settimane sui Social. O quantomeno sui gruppi di Nintendari più o meno incalliti, che non sempre costituiscono cartina tornasole affidabile, per ovvi ed evidenti motivi.

Insomma, nulla che tutti e tre i miei lettori abituali non sappiano già.

Torniamo a caccia di bestie con Monster Hunter Stories 2

Monster Hunter Stories si differenzia dai precedenti titoli della stessa franchigia (si dice franchigia? Perché serie non è corretto, vista la piega che prenderà questo titolo) per un piccolo, piccolissimo particolare su cui torneremo tra qualche riga, giusto per farvi capire il perché, rispetto agli altri, questo MH mi ha fatto emozionare un po’ di più.

Partendo però dalle basi, di che gioco si tratta? Stories – manco fosse il mio migliore amico – è ovviamente ambientato in un mondo fantastico, con dei colori fantastici, popolato da bestie fantastiche e caratterizzato da personaggi fantastici. Fantastici perché a differenza dei predecessori, lo stile grafico degli abitanti del nostro pianeta è decisamente più bambinesco, o se vogliamo, più nintendoso. E questo sicuramente aiuta a entrare nei meandri del gioco con un po’ più di leggerezza. Certo, il protagonista è sempre armato di uno spadone che non sarebbe in grado di sollevare manco avesse 10kg in più di muscoli ma cosa ci volete fare? Sono giapponesi.

La struttura base del gioco è piuttosto simile a quanto già visto fare in casa Capcom, cosa che stava cominciando a farmi storcere il naso dal secondo numero 32 dall’accensione della console: il gioco si sviluppa attraverso missioni (primarie e secondarie) e spesso e volentieri si ha la sensazione di essere particolarmente ingabbiati in una dinamica fin troppo stretta per poter essere godibile. Vai da questo personaggio, parla con questo personaggio, fai quello che ti dice questo personaggio, salva la partita prima che ti si scarichi la console e vada tutto a farsi benedire, completa la missione e vai da quell’altro personaggio, ad libitum sfumando…

E invece qui si capisce dove questo Monster Hunter Stories vuole svincolarsi dal suo recente passato per attrarre, a mio modo di vedere, un pubblico più ampio e sicuramente meno esperto (la frustrazione di non riuscire a capire le dinamiche di gioco causa totale assenza di tutorial degli MH 3 e 4 non la scorderò mai).

Torniamo a caccia di bestie con Monster Hunter Stories

Monster Hunter Stories infatti si allontana completamente – almeno all’inizio – dal concetto di “Cacciatore”. Anzi. Lo elimina completamente. Nel nostro villaggio natio e in tutta la regione circostante i giovani sono destinati a diventare dei Rider, ovvero amici dei mostri. L’aspetto divertente è che per diventare amici dei mostri e portarseli a spasso (sì, se vi sta venendo alla mente la parola Pokémon non siete i soli) dovrete andare a rubare le uova ai genitori delle piccole bestie. Leggermente sadico.

Ma è proprio questo aspetto che aggiunge al gioco quella differenza che almeno personalmente lo rende godibile. Spezzare la campagna principale perché si ha voglia di arricchire il proprio zoo personale e non solamente per far soldi con le missioni secondarie per comprarsi l’ultimo ritrovato bellico è sicuramente più divertente e piacevole.

Insomma, stiamo parlando di un gioco per Nintendo 3DS che ha tutte le carte in tavole per dare un piccolo boost alla nostra piccola e amata console (che per dovere di cronaca non accendevo dall’arrivo della Switch) e che chi ha voglia di spezzare un po’ il predominio della sorellina più grande e colorata deve assolutamente avere sui propri scaffali. Il canto del cigno? Forse. O forse no.