Benvenuti nel (un po’ lento) mondo di NBA 2K18: “slow” recensione

Quale tifoso (aka FanSfegatatoDiNBA) non posso che dirvi: compratelo!

Compratelo se non avete già acquistato NBA 2016 o 2017.

Come ogni buon gioco che si rispetti sono state introdotte migliaia di migliori, nuovi giocatori, nuove maglie, nuove tipologie di gioco. Nuovo sponsor.

È importante anche lo sponsor? Si, molto. Il “baffo” è entrato a far parte dell’NBA e – come mai prima d’ora – si è dato importanza a tutto il mondo attorno al semplice gioco della pallacanestro.

Meritano di essere solamente menzionate le qualità della partita semplice o del campionato.

La giocabilità non può più essere messa in discussione nel 2017, così come tanti altri giochi arcade che ormai si avvicinano alla realtà molto più che giocando realmente, nella vita reale.

Benvenuti nel (un po' lento) mondo di NBA 2k18: "slow" recensione

Nella modalità Carriera invece spicca notevolmente l’attenzione alla vita intera del proprio giocatore.

Molto più veloce l’arrivo nella serie maggiore (senza passare dal college come nel 2016 con l’entrata in scena di Spike Lee), diventa invece molto più lento lo sviluppo delle proprie qualità.

Gli allenamenti sono precisi, molto differenti fra loro, proprio come essere un ragazzino sul campo da basket con la possibilità di scegliere tra 1vs1, 2vs2, tiri dalla media, tiri dalla media contrastati, partitella, etc…

Sei affiancato da un senior player che ti fa sentire ogni volta che può un vero rookie, devi sudarti la presenza costante in campo (rischiando di giocare anche solo un minuto per partita) e sudarti i contratti (che discuterai con un vero manager), così come tutto l’abbigliamento e le sponsorship: “baffo” o non “baffo” che sia.

Questo rende il gioco molto divertente, molto più che le precedenti edizioni (sì, non riuscivo a spegnere la PS4).

A tutti gli effetti è molto più “difficile”, bisogna essere più “baskettari” per apprezzare a pieno la precisione delle dinamiche delle azioni in campo.

Quello che non si può apprezzare in nessun modo è invece la lentezza inesorabile con cui si svolgono le azioni – che non si possono saltare (ndr) – o i filmati di intermezzo tra una partita e l’altra. Il prepartita con Shaq tanto uguale quanto inutile. I tiri in prepartita dal campo che rendono il gioco sicuramente più reale ma anche notevolmente più noioso.

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Come ogni gioco moderno che si rispetti la miglior cosa è sempre utilizzare la modalità online, rischiando di incontrare giocatori fenomenali che dietro i propri televisori ti sconfiggono a suon di triple, schiacciate o alley-oop.

Bisogna macinare partite su partite e allenamenti su allenamenti (anche in palestra a fare squat o trazioni) prima di poterli affrontare a un livello decente, ma forse è il modo migliore per impare e apprezzare il gioco come si deve.

In conclusione: voto 8. Non è un gioco straordinario.

È un gioco ben fatto, accurato, completo.

Migliorabile, questo è sicuro, ma non mi stancherei mai di allenarmi per vedere pian piano il mio giocatore crescere per completare la RoadTo99.

#SPLASH