WATCH_DOGS 2: OMG!!! It’s DedSec!

Ho giocato, ho iniziato a scrivere, ho chiuso il MacBook e poi ho giocato ancora, ho rimandato parecchie volte questa pubblicazione e credo di essere tra gli ultimi a parlarne. Ogni volta notavo un piccolo difetto, qualcosa che non mi convinceva fino in fondo. Spesso ho pensato di essere io in errore, di dovermi aspettare un determinato comportamento che poi non riscontravo nel gioco. Su questo Watch_Dogs 2 avevo puntato molto, ero stato tra i (forse) pochi ad apprezzare realmente il primo capitolo, la novità, quella malsana storia di vendetta pura che animava il precedente protagonista (Aiden Pierce).

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E invece no. Tutto cambia, anche W_D è cambiato. Vestirai i panni di Retr0, all’anagrafe Marcus Holloway, un giovane ragazzo capace di far danni più o meno con qualsiasi cosa si ritrovi per le mani, seppur principalmente si parli (al solito) di smartphone, PC e qualsiasi altra dotazione informatica penetrabile (state malpensando, tornate qui e state buoni). Tutto qui? Negativo. Cambia anche tutto il contesto. Qui di vendetta ce n’è ben poca, si parla piuttosto di follower, Social Network, identità digitali costantemente in pericolo, guerra tra hacker (paragonabili quasi alle faide in Messico tra cartelli). Tutto gira intorno all’essere paladini della libertà e della informazione non manipolata del mainstream. Il DedSec è diventato un po’ quel club elitario che tutti possono seguire, in pochi possono entrarci. L’unica cosa che un po’ assomiglia al passato è quella -ovvia- necessità di doversi cancellare dal sistema, di essere completamente invisibili.

Togliamoci subito il dente

Dato che ci piace farci del male, togliamoci subito il dente, così che dopo il dolore ci possa concentrare su altro: il sistema di guida è sempre mediocre, la carica dello smartphone necessaria a generare vero caos è sempre troppo poca (soprattutto nel momento del bisogno), quando si scappa non c’è mai abbastanza capacità di parkour che tenga, prenderete più pallottole voi che una gruviera (e dovrete reagire in tempi molto più che rapidi).

Che poi, a proposito di parkour, non bastano anni di esperienza che vanno da Assassin’s Creed a The Division (tanto per citarne due agli estremi ma che includono entrambi evoluzioni in corsa), ci saranno sempre problemi, alternerete evoluzioni da togliere il fiato per saltare un marciapiede da 10 centimetri e non riuscirete a lanciarvi da un balcone al primo piano senza riportare ferite e cacciare un’imprecazione a random perché rallenterete una fuga, mettetevi il cuore in pace. Tanto per aggiungere carne al fuoco, molto probabilmente maledirete anche il costante martellamento della possibilità di hacking durante la stessa fase, perché spesso punterete (in maniera assistita) su mezzi di trasporto (che possono essere mandati fuori strada) anziché sulle persone (che invece procurano soldi e carica dello smartphone, la seconda decisamente più utile).

Ok, credo che il peggio lo abbia tirato fuori.

E allora cos’è che ti convince?

In realtà non tutto il male viene per nuocere. Perché nonostante alcuni passaggi di chiaro-scuro e scatti inaspettati nelle azioni più concitate, Marcus funziona, funzionano anche i nuovi amici che si stringeranno intorno a lui (Wrench in particolare, per molti versi più dello stesso Marcus) e funziona persino quella faccia conosciuta, quella di Raymond “T-Bone” Kenney (e non solo, ma non dico altro per non spoilerare ulteriormente a chi ancora il gioco non lo ha provato e sta aspettando Natale per ricevere o farsi un regalo). Funziona tutto ciò che aveva catturato la mia attenzione nel primo capitolo, con quelle novità che sono per forza di cosa gradite, perché vi assicuro che chiamare la Polizia per svolgere il lavoro più sporco, ed entrare in maniera trionfale dando due ceffoni all’ultimo sopravvissuto, è piacevole tanto quanto affondare bocca e naso in un cupcake che sborda crema di formaggio ovunque. Tutto è connesso (anche troppo, qualcuno direbbe), tutto è potenzialmente insicuro, sistemi delle autorità per primi (sono anche quelli generalmente più messi alla prova).

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Alla dotazione di default, condita dalle graditissime new entry di cui ho parlato poco sopra e dalla possibilità di controllare e pilotare ogni mezzo di trasporto anche dalla distanza, si aggiungono anche giocattoli tecnologici compagni di viaggio, utilissimi in determinate situazioni, quelle in cui serve farsi vedere molto poco e concludere parecchio in tempi stretti. Una stampante 3D ci aiuterà a portare a casa un Jumper e un Quadricottero, che  potranno poi essere migliorati con il tempo e con i punti esperienza.

Si, punti esperienza, quelli che servivano anche nel primo capitolo per migliorare le tecniche di combattimento o di hacking, ma anche per aggiungere nuove tacche di carica allo smartphone e imparare a costruire nuovi gadget utili a creare caos (bombe in primis). Watch_Dogs 2 propone un sistema di combattimento al quale siamo abituati, in terza persona, con sistemi di protezione del protagonista (che si nasconderà ovunque potrà per non dare nell’occhio, a vostro comando ovviamente), con puntamento dell’arma (letale o no) o sfoggiando tecniche offensive basate sul corpo a corpo, con l’aiuto di un’arma fatta in casa grazie a un pezzo di corda e una palla 8 da biliardo.

Traiamo le conclusioni

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A me il titolo continua a convincere per la sua idea di base, per il voler esplorare un mondo sconosciuto a tanti, per il volersi mettere in gioco e perché tutto sommato non si discosta da una realtà che è possibile (quasi del tutto) anche oggi, si spera forse un pelo meno devastata dagli attacchi del web (soprattutto perché in gioco ci sono identità vere, e il gioco di parole non era neanche voluto).

San Francisco è bellissima, la si può esplorare, la si vive nella sua quotidianità e si respira persino quell’atmosfera da nerd della prima ora quando si arriva a Silicon Valley. Si può prendere un’auto o una motocicletta (onestamente la preferisco, soprattutto quella da cross, si possono fare evoluzioni che MXGP levati) e passare interminabili minuti a gironzolare ovunque. È bello padroneggiarla e scoprire ogni angolo nascosto, dove far infilare magari il Jumper per recuperare denaro o modifiche sfruttabili. Tutto sommato sopporto anche l’andare a fare a pugni contro il criminale di quartiere per sottrargli un bottino precedentemente protetto (fanno quasi pena).

Giocato -durante tutta la fase di test- nella sua missione principale. Ho sfiorato a malapena le secondarie e ho dato poco spazio al multiplayer, perché ho sempre preferito fare il solitario e giocare la mia storia, con il mio modo di fare a metà tra Stealth, Hacking e quella giusta punta di cattiveria offensiva che ogni tanto ci sta per dare una svolta alla missione (sempre ammesso di non creare più caos di quello gestibile). Tutto il resto è noia.

Promosso quindi, forse non a pieni voti, ma pur sempre promosso.