Ride 2: un bel giocattolo, a tratti dal gusto amatoriale

A differenza di praticamente tutte le recensioni che ho letto in giro sulla rete a proposito del gioco, io sono Ride-vergine. Non ho avuto l’apparentemente negativa esperienza di mettere le mani su Ride un anno e mezzo fa, e quindi mi sono avvicinato al manubrio senza grossi pregiudizi e/o aspettative. Per quanto si possa riuscire a star lontano dalle informazioni al giorno d’oggi.

C’è un ma. Prima dell’estate ho avuto la possibilità di testare Valentino Rossi: The Game, prodotto sempre dai ragazzi di  Milestone, e mi aveva lasciato in bocca quel retrogusto amaro di elementi che stonano nel complesso di un gioco che tutto sommato è piacevole. In questa review quindi mi soffermerò più sugli elementi distintivi di Ride 2, perché su quelli più tecnici mi sono già ampiamente espresso.

Ride 2 (PS4) 1

L’apertura di Ride 2 è una chicca che qualsiasi motociclista che si voglia ritenere tale deve apprezzare. E il grassetto non è un errore. Il cruscotto di una moto a rotazione vi attende lì, bello, in primo piano sul vostro televisore e non aspetta altro che un vostro cenno per scatenare i cavalli del motore. Una pressione del tasto Options e il bolide si accende, pura gioia per gli occhi e per le orecchie.

La seconda cosa da fare è ovviamente la personalizzazione del vostro pilota che – grazie al cielo – filerà via abbastanza liscia a differenza dei 5 abbondanti minuti persi a luglio per scrivere il mio nome sulle chiappe della tuta, o scegliere la sfumatura di blu degli inserti dei miei stivali. Capiamoci, per chi è invece amante del custom: potrete decidere praticamente tutti i dettagli del vostro omonimo digitale, semplicemente il tutto è stato reso molto più fluido, molto più rapido nei caricamenti e decisamente meno  alienante rispetto ad altri titoli. Ben fatto.

La terza cosa da fare è chiaramente quella di inforcare la propria moto e buttarsi nel World Tour, ovvero la modalità principe di Ride 2. La cosa che ho apprezzato di più – e per un gioco che vuole essere il Gran Turismo sulle due ruote non poteva essere altrimenti – è stata la varietà di circuiti, sia reali che inventati, che mi hanno dato subito la sensazione di una potenziale profondità di gioco decisamente accattivante. Circuiti cittadini, percorsi stradali, circuiti reali (tra cui il vecchio Nürburgring) si presentano a noi in tutto il loro splendore. E allora senza indugi diamo di gas e partiamo.

(Piccolo particolare, nel frattempo ci siamo scelti il nostro cavallo, nel mio caso una KTM Duke 690 che mi ricorda molto da vicino la mia Kawasaki ER-6N arancione con cui tutti i giorni vado al lavoro).

Le sensazioni sono positive, le reazioni della moto sono interessanti e tutto quello che ruota attorno alla guida sembra essere al suo giusto posto. E la cosa mi suona strana, visto e considerato invece il pessimo feeling che avevo avuto con VR: The Game, al punto che anche gli aiuti automatici non mi disturbano e mi sento pronto per approcciare Ride 2 con tutto un altro spirito. Ma non è tutto oro quello che luccica.

Ride 2 (PS4) 2

Dietro a una patina dorata, dei problemi ci sono, e non tutti potrebbero apprezzare. Partiamo per esempio dalla ripetitività del gioco: il concetto del World Tour è quello di diventare il miglior pilota del mondo partendo dalla 300esima posizione del ranking mondiale. Per scalare il ranking dovrete vincere le gare e per vincere le gare dovrete avere moto sempre più potenti o sempre più custom. Però, soprattutto all’inizio, non sarà così semplice, e quindi partendo dalla vostra scelta di serie vi vedrete sfrecciare bolidi che sembrano dei prototipi su qualsiasi rettilineo, verrete infilati in staccata come il tonno con il grissino e, con molta frustrazione, dovrete ripetere la gara in continuità per accumulare i crediti necessari per comprarvi le gomme slick o lo scarico modificato.

Bello eh. Però non c’è niente di peggio di quando un gioco ti lascia la sensazione che, nonostante tu sia il miglior giocatore del mondo (decisamente non il mio caso), non c’è trippa per gatti, mettiti in coda.

E poi c’è il tema dell’intelligenza artificiale dei nostri avversari che definirei rudimentale sotto diversi punti di vista. I vostri avversari non si staccheranno praticamente mai dalla traiettoria ideale, e se per caso voi siete di mezzo non si faranno problemi a buttarvicisi contro, salvo poi volare a terra a caso in mezzo alle curve. Diciamo che si sarebbe potuto fare di molto meglio per rendere più realistico il gioco.

Che dire? Ride 2 è sicuramente un gioco che mi è piaciuto pur con i suoi difetti, e che consiglio a chi non riesce a fare a meno dei brividi delle due ruote anche comodamente seduto sul divano di casa. Per chi invece vuole approcciare questa categoria per la prima volta, ecco, pur nelle sue sfumature più arcade, Ride 2 ancora qualcosa lo deve imparare per ritenersi definitivamente maturo.