NBA 2K17 – Come sempre: il gioco sportivo per eccellenza

Non so quanto possa aver influito sulla decisione della redazione di Fuorigio.co di affidarmi questa importantissima recensione il fatto che io abbia giocato a basket per quasi 30 anni. Spero poco, perché nella mia carriera sono arrivato al massimo in C1 (quando pesavo 30 chili in meno) e poi ho scelto il rock’n’roll.

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Comunque vanto un’invidiabile (almeno per chi non ha mai scritto di videogame) carriera parallela con i giochi della seria 2K, iniziata con NBA 2K9 e arrivata all’attuale 2K17 (su Ps4). Già mesi fa avevo iniziato a sbavare su YouTube guardando teaser e trailer vari, fino a quando non ho visto il Dream Team di Barcellona 1992 e sono letteralmente impazzito.

Primi passi

Inutile girarci attorno: la primissima cosa che ho fatto non appena il gioco s’è caricato è stata un’amichevole tra il Dream Team ‘92 e il Team Usa delle ultime Olimpiadi. Jordan, Bird, Barkley, Pippen, lacrime e altre emozioni indefinite, tutte piacevolissime. La prima cosa che ho notato: è cambiato leggermente il sistema di tiro. Il cursore è diverso, ma c’ho messo qualche partita e allenamento per capire bene in cosa consistesse la differenza con l’anno scorso: ora per fare un tiro perfetto bisogna riempire completamente la barra del tiro. Se la memoria non mi inganna, l’anno scorso bisognava fermarla a metà. Sulla carta sembra più semplice quest’anno. Spoiler: lo è, ma poco poco.
Un’altra cosa che invece ho notato soprattutto durante la modalità “myCareer”, dove comandi un solo giocatore, è la differenza nelle interazioni “fisiche” tra i giocatori. L’anno scorso era più semplice correre da un angolo all’altro della metà campo (difensiva o offensiva) senza essere ostacolati da avversari e compagni, ora invece è un continuo spintonarsi e sbattere contro il LeBron o il Durant di turno. Quindi spostare il proprio giocatore è ben più realistico: non siamo soli in campo e finalmente la sensazione è molto più vicina alla realtà.
Chiariamo: non ho mai visto alcun gioco sportivo così vicino alla realtà, e ogni volta che penso di aver visto il massimo possibile, ecco una piccola modifica come questa che mi fa capire quanto margine di miglioramento possa ancora esserci.

Carriera

Visto che il gioco ha una profondità e varietà pazzesche, tra allenamenti, campionati, attività manageriali, crediti per migliorare le proprie prestazioni e gioco online, ho deciso di concentrarmi maggiormente su un paio di queste cose, iniziando appunto con myCareer.
A differenza dell’anno scorso, dov’è c’era stato il coinvolgimento di un regista del calibro di Spike Lee, che ha sceneggiato e girato la parte della carriera relativa alla high school, al college e alla prima stagione nell’NBA (sempre se la memoria non m’inganna, perché quelle cose le ho provate esattamente un anno fa), quest’anno non abbiamo un nome di tale caratura e la carriera inizia direttamente dal college (modalità che è possibile esaurire anche provando la demo del gioco), per poi passare al draft NBA. Le nostre prestazioni durante le gare al college influiranno sulla possibilità di finire tra le prime scelte al draft. Io sono stato scelto al primo giro, col numero 21, dai Boston Celtics. L’anno scorso era andata meglio come giro di chiamata ma peggio come squadra: primo giro, numero 14, Atlanta Hawks.
Quest’anno con i Celtics è tutto più bello: la divisa è più bella, il palazzetto e il parquet sono più belli. La palestra invece è molto simile a quella dell’anno scorso.

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Come già negli anni passati, la carriera segue un calendario fatto di partite, allenamenti, appuntamenti con gli sponsor, sessioni libere di tiro, passaggi nel negozio per migliorare le proprie caratteristiche etcetc.
Ovviamente, prima di tutto questo, c’è la creazione del proprio giocatore. Potete anche importare la vostra vera faccia tramite l’app per Android e iOs. Io c’ho provato una decina di volte, poi ho abbandonato il progetto: il risultato migliore era un mix tra un carlino e Pablo Escobar zombie, nel peggiore dei casi sembravo il figlio minore nerd della regina di Alien. Quindi alla fine ho smanettato a caso con tutte le possibili combinazioni di volti e sono giunto a un risultato sobrio ed elegante, che mi assomiglia quasi più come abilità cestistica che come aspetto fisico.

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Torniamo alla gestione del calendario: oltre alla scelta delle partite (che possiamo giocare o simulare), è fondamentale passare ore e ore in palestra per migliorare le proprie caratteristiche. Importanti anche gli eventi per guadagnare crediti e tifosi. Praticamente è un po’ come andare alle serate milanesi e, piano piano, diventare un influencer che viene contattato dai brand (in questo caso ci sono Nike, adidas, Under Armour e molti altri) e ricoperto di soldi.

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Una critica che farei sulla carriera (soprattutto la parte al college) è che si passa più tempo a guardare filmati non interattivi che non sul campo da gioco. Poi questa cosa viene bilanciata da partite e allenamenti con l’arrivo nell’NBA, ma ci saranno sempre i filmatini con il compagno di stanza, la mamma che telefona, il manager che vuol farti firmare l’ennesimo contratto pubblicitario e l’allenatore che vuol farti il culo per aver saltato un allenamento. E non dimentichiamo gli sms! Ogni tanto il controller vibra, controlli i nuovi messaggi e trovi proposte di allenamento sul tiro, nuove sponsorizzazioni, la mamma che ti chiese se hai la febbre, l’allenatore che dice di non saltare gli allenamenti con la squadre per non perdere minutaggio in campo.
Ecco: in campo. Lì la modalità carriera è davvero basilare: giochi bene? Il tuo voto a fine partita sarà più alto, guadagnerai più soldi che potrai poi investire per migliorare la tua velocità, il tiro, la difesa e qualsiasi altra caratteristica decisiva per farti diventare l’MVP della stagione.

MA IL GIOCO QUINDI È BELLO?

Il gioco è stupendo. Come ho scritto nel sottotitolo di questo articolo, non esiste trasposizione sportiva migliore di questa. Iper-realistico come gli episodi precedenti, ma con alcune migliorie che già vi ho raccontato. E il gioco online? Sicuramente migliorato rispetto all’anno scorso. Su una decina di partite non ho mai riscontrato alcun rallentamento nelle azioni di gioco o ritardo nei comandi (e al momento ho ancora un’imbarazzante adsl 12mb). Chiaramente, per fare un numero sufficiente di partite e poter quindi scrivere questa recensione, non sono sceso troppo nel dettaglio di schemi e cose simili (anche perché mi faccio due palle così: a me piace giocare a caso e poi, in base a come si muovono i miei compagni di squadra, cercare di capire vagamente come potrebbero proseguire le azioni), ma ho notato ancora la presenza dei veri schemi delle squadre (nulla di nuovo): se avete la pazienza di impararli tutti, avrete tutta la mia stima.

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Nota di merito per la presenza dell’Eurolega, ma sappiamo tutti che la maggior parte delle sfide con i nostri amici saranno “Dream Team 92” vs “Dream Team 92”.

In conclusione, questo è il gioco di basket definitivo. Se vi piace il basket, già lo avrete comprato. Se non vi piace il basket, compratelo subito e cambiate idea!