Gears of War 4 – La recensione

Nonostante la serie sia sempre stata tacciata di portare sui nostri schermi violenza gratuita e iper-mascolinità, con modelli umani dai fisici da lottatori di wrestling, pronti a uccidere come se fosse lo sport nazionale, Gears of War ha avuto anche il pregio di essere stato arricchito man mano di concetti di amicizia, cameratismo e questo connubio dall’apparenza molto distante, è diventato l’ingrediente chiave che mantiene altissima la fedeltà dei fan della serie.

Questo nuovo capitolo della saga è ricco di prime volte. Gears of War 4, infatti, è il primo prodotto dallo studio di sviluppo canadese The Coalition, eredità presa in carico dai Microsoft Studios, di cui comunque rimane una parent company. È anche il primo episodio senza Cliff Bleszinski, il genio carismatico dietro gli episodi precedenti.

Storicamente si colloca alcune decine di anni dopo l’ultima grande guerra contro le Locuste vinta dagli umani, i sopravvissuti della COG (Coalition of Ordered Governments) abitano alle porte delle grandi città con il costante ricordo della minaccia, a protezione dell’umanità intera se mai dovesse essercene ancora bisogno.

Allo stesso modo, alcuni agglomerati umani rifiutano la nuova realtà iper-controllata e decidono di passare la propria vita contrastandola, vengono chiamati Estranei, sono persone che rimangono in costante stato di tensione verso le macchine. Tra questi il nostro protagonista J.D. Fenix, figlio dell’eroico Marcus, che assieme ad altri amici, ma soprattutto con l’aiuto del padre, cercheranno di rendere più “umana” la nuova realtà, lottando sia contro gli androidi COG che vogliono estirpare ogni forma di rivolta, sia la Swarm in fase di rinascita.

La difficoltà di una software house che eredità IP da un’altra, sta tutta nel cercare di comprendere quanta originalità e differenze inserire per firmare un’opera videoludica in modo che sia immediatamente riconoscibile rispetto a ciò che è stata in passato. Il rischio c’è, in alcune circostanze è giusto correrlo, in altre si può sentire il bisogno conservativo di non deludere un certo tipo di aspettative. Sono abbastanza convinto che The Coalition sia voluta rimanere fedele a quest’ultimo aspetto.

Uno sguardo nostalgico al passato

Acquistando una copia di Gears of War 4, otterrete la possibilità di giocare i capitoli precedenti della serie, così come il primo capitolo completamente rimasterizzato. Per sfizio, dopo aver ricevuto la nostra copia in redazione, ho iniziato a giochicchiare alcuni spezzoni dei capitoli precedenti, e dopo aver posato il pad dopo alcune ore di Gear of War 4 la sensazione è stata che, , c’è stata una perfetta continuità narrativa tra i differenti episodi, ma a livello di meccanica di gioco poco è stato rivoltato e rivoluzionato.

Pertanto, mi sento di dire che questo è sicuramente un titolo indirizzato in primis agli appassionati dei third person shooter, ma soprattutto a chi è stato un fan fedele alla saga sin dalla prima ora.

Rispettate le attese e riproposte le modalità delle precedenti edizioni, il nuovo Gears of War 4 porta con sé anche una nuova modalità Live denominata Orda 3.0, una co-op distante dalla storyline principale, ma votata all’azione e caratterizzata da un nuovo sistema di classi e abilità che invogliano a giocare sostanzialmente all’infinito.

Una modalità adatta a 5 giocatori, nella quale ci si appresta ad affrontare 50 sessioni di nemici intervallate a gruppi di dieci da un boss da eliminare per poter proseguire. Qui ritroviamo uno degli elementi fulcro della campagna, il Fabbricatore, una specie di grande cassa da cui si può attingere con punti energia non solo per equipaggiare armi differenti, ma anche per recuperare parti utili alla costruzione della mappa, per mettere in piedi migliori fortificazioni adatte a respingere le ondate nemiche (o per lo meno far perdere loro del tempo, che noi di conseguenza guadagneremo).

Una volta terminata la partita, si possono ottenere le card utili per potenziare le abilità classe, così da aumentare l’esperienza, ma anche le vesti del nostro personaggio.

La concomitanza del rilascio di Xbox One S e la disponibilità della tecnologia HDR ha creato le condizioni perfette per far uscire Gears of War 4, il secondo titolo dopo Forza Horizon 3 ad approfittare della tecnologia ad alta definizione, un colpo da maestro da parte di Microsoft che a suon di esclusive sta riguadagnando terreno su Playstation 4 nonostante l’annuncio di Ps4 Pro.

Da malato di tecnologia, mi sono dotato sia della bianchissima One S in edizione limitata da 2 TB, che di un televisore 4K che mi permette di poter apprezzare titoli come questi nella loro massima risoluzione ed espressione. E, così come è stato per il titolo automobilistico targato Microsoft Studios, anche Gears of War 4 graficamente dà il meglio di se lavorando di fino sugli effetti particellari di acqua e terreno, un po’ meno su le amenities dell’ambiente circostante.

Il frame rate a 60 fps in multiplayer è una manna dal cielo che, soprattutto nelle fasi più concitate, fa percepire un frame rate sempre solido e privo di rallentamenti. L’occhio meno attento non noterà invece differenze in modalità campagna, dove il frame rate per secondo stagna sui 30.

Il quarto capitolo della serie, Judgment a parte, giunge come una boccata d’aria fresca liberatrice dai molteplici FPS dominanti sulla console targata Microsoft, ai quali abbiamo assistito ultimamente. Uno sparatutto in esclusiva, in 4K e in grado di omaggiare uno stile di gioco unico nel suo genere, altro non è che una gioia per gli occhi e per chi è accanito follower della serie.

Per i più curiosi, a questo link è possibile trovare l’interessante long-form di Microsoft sul reparto IT di The Coalition, e su come si sono preparati a livello di infrastrutture e server per il lancio di questo nuovo capitolo.