Milan Games Week 2016 è stata un’occasione sprecata

Ammetto consapevolmente che è brutto esordire così, è sicuramente una frase severa, che lascia poco spazio ai dubbi. Non siamo poi così importanti, evidentemente. Nonostante un mercato del videogioco che ha visto un’evoluzione in positivo rispetto al passato (abbracciando anche ciò che non è solo mercato console e PC, nda), la tappa milanese dedicata al mondo videoludico pecca ancora di scarso valore e disorganizzazione. Non stupisce, non rivoluziona alcunché, non viene utilizzata per annunci importanti, non giustifica assenze importanti e non, per certi versi predilige molto più ciò che con i videogiochi c’entra fino a un certo punto.

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Benvenuto in Milan Games Week 2016

Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, non è ciò che mi interessa, così come non sono interessato alla sterile polemica per il giusto di alimentare qualche troll fuori da qui. Arrivare però in fiera in anticipo, beccarsi la quantità di pioggia necessaria dal parcheggio all’ascensore che dal tetto ti porterà alla reception dedicata agli accrediti stampa, e sentirsi rispondere che nessuno potrà fornirci i badge prima delle 9:00 del mattino è storia vecchia, vecchia e ridicola. La fila aumenta, nel frattempo c’è gente che fuma, altra che si lamenta, altra ancora che in preda all’italianità più pura tenta di creare percorsi alternativi pur di cercare chi gli darà retta per passare prima degli altri. Poi però le 9:00 arrivano, hai perso un paio di posti in fila ma poco importa, siamo tutti sulla stessa barca e stai già sentendo gli urli dei ragazzini che lunedì porteranno la giustificazione a scuola perché non se ne parla di tenere la manifestazione riservata a giornalisti e blogger di settore almeno per la mezza giornata del venerdì. Tu sei ancora in fila, il cartellino non si trova, le mani di chi dovrebbe cercare si intrecciano, ci si pesta i piedi, c’è disorganizzazione che cola da ogni spigolo del bancone e gente che con sguardo severo crede di poter risolvere questi problemi con la sola imposizione delle mani. Ci sono fogli di carta stampata dove chi conosce l’alfabeto dovrà cercare il tuo cognome ed evidenziarlo, anziché utilizzare i PC portatili che sono lì, con Excel a bordo, che magari potrebbero risolvere questa bega in molto meno tempo. È così da sempre, sono comunque contento perché -dopo un paio di anni con almeno un errore- il mio badge c’era, stampato correttamente, c’era persino il nastro per portarlo al collo. Inutile dirlo: per diversi altri non c’era, metodo vecchio e sperimentato: “Prendi, questo è un badge vuoto, scrivi il tuo nome e puoi andare“.

Assalto allo Store

Eccolo lì, Unieuro, che per provare ad evitare il caos generato lo scorso anno, stavolta propone un inizio fila che prevede di mandare i ragazzi fuori dal padiglione, dove ci sono i parcheggi riservati agli espositori, a prendersi un po’ di freddo e fumo passivo fino a completare una “C” umana che li riporterà all’interno del padiglione per affrontare l’ultima serpentina prima di poter varcare la soglia dell’ingresso dello store. C’è un simpatico presentatore che porta su un piccolo cubo una ragazza, sembra una di quelle “panino“, avvolta da una imbracatura che la farà riconoscere facilmente in mezzo alla folla, perché permetterà di pagare i prodotti acquistati con carta di credito o bancomat, senza necessità di fare la fila a una delle tante casse. Peccato però che nulla funzioni immediatamente, chi è vestito come lei ti rimanda a una delle casse vere, perché qualcosa non va su quei tablet e non può esserti d’aiuto. Nonostante io, i due Lorenzo e Andrea abbiamo deciso di andare a dare un’occhiata immediatamente allo store (comprando qualcosa, tra l’altro) ci siamo cuccati circa 20 minuti di fila per pagare (e le casse sono molte, come già visto lo scorso anno). Via il dente, via il dolore, possiamo cominciare a fare un salto da amici, conoscenti e persone con le quali collaboriamo pressoché quotidianamente.

L’unione fa la forza

Che poi non è certo la scoperta dell’acqua calda, è che fortunatamente qualcuno lo ha capito e questo aiuta a non vedere spazi aperti che danno quella sensazione di vuoto davvero molto deprimente. Microsoft ha deciso di scendere in campo con la collaborazione di alcuni partner chiave, portando in fiera postazioni miste, a voler chiarire e sottolineare la propria posizione, spingendo l’ottica del Play Anywhere che vedrà sempre più la coesione dei due mondi tenuti distanti per troppo tempo. C’è Lamborghini (la Centenario è uno spettacolo per la vista e per il cuore, copertina del terzo capitolo di Horizon), c’è anche Kawasaki, premio messo in palio per chi acquisterà una copia del secondo capitolo di Ride realizzato da Milestone, da poco disponibile sul mercato. Ci sono molte postazioni, ma qui l’unica anteprima ormai prossima all’immissione sul mercato è Dead Rising 4, maturo, sul pezzo. Il resto è tutto già visto e giocato. Si va dal quarto capitolo di Gears of War a FIFA 17 (che riesce ancora a creare file che voi umani, eccetera), passando per un quarto d’ora di partita (circa) di Battlefield 1, anche lui ormai pronto per il mercato, così come Titanfall 2.

È lo stesso ragionamento di Koch Media, che propone una line-up molto completa di cui vi avevamo parlato qualche giorno fa, ma che sul piatto della bilancia mette una demo giocabile di Final Fantasy XV anteposta a un video di Dishonored 2. Quello di Koch Media non sarà l’unico titolo non giocabile, sfortunatamente. È in ottima compagnia in realtà. Tutto ciò che abbiamo visto in fiera, è disponibile (chi già, chi quasi) sullo scaffale, manca la carne sul fuoco, si vede molto fumo.

La curiosità c’era, come ogni anno, così come la buona volontà, per farci strada in mezzo a orde di ragazzini che più o meno interessati, popolano i padiglioni per lo più alla ricerca di gadget, buona gnocca (quella non stanca mai, dai tempi del Future Show a Bologna quando ero io, quel ragazzino) e soprattutto l’arma vincente degli ultimi due o tre anni: lo Youtuber.

Ci è bastato infatti salire al piano superiore (dove solitamente si organizzano i tornei, ancora lì, fortunatamente) che però vedono comparire stand di fantomatiche crew (su YouTube) che battono in grandezza quello di Nintendo, fermo restando che quest’ultimo ha avvisato per tempo riguardo la mossa del non voler portare alcunché in fiera. È esattamente ciò che ha fatto, figurando come una copertura colorata per un triste pilastro del padiglione, offrendo una slot machine per gli avventori desiderosi di ottenere una nuova console, o accontentarsi di un Pokémon raro in occasione dell’uscita dei prossimi Pokémon Sole e Luna. Qualche volantino, nulla più, Nintendo è mancata a me, e credo un po’ a tutti. A nulla, se posso permettermi di parlare puramente in soggettiva, è servito ripiegare sugli eventi organizzati dalla entusiasta community Millenium.

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Ubisoft ha invece annaspato, portando in fiera For Honor e l’ultimo capitolo di South Park (Scontri Di-Retti), entrambi giocabili. Il primo io l’ho provato in Closed Alpha (e spero di potertene parlare quanto prima), il secondo invece ho preferito lurkarlo, giocato da altri, non sono molto appassionato della saga, apprezzo in ogni caso lo sforzo. Ciò che più mi interessava non era giocabile. Ho visto provare una rapida demo (circa 15 minuti) del nuovo Watch Dogs, mi sono certamente divertito (soprattutto per la differenza tra narrato –quindi previsto e messo a copione– e giocato), ma quei 15 minuti avrei voluto giocarli io, scoprire qualcosa di più prima dell’uscita del titolo. Situazione peggiore per Ghost Recon Wildlands, assente ingiustificato, al suo posto un video (come per Dishonored 2).

E PlayStation? Riesce ad attrarre le folle con la sola prova del VR, è certamente la novità del momento, ed è bello farsi due risate con i ragazzi che in Unieuro (quando siamo stati lì al mattino) confondevano il prezzo del visore con quello di un titolo a lui dedicato, per poi realizzarlo dopo poco. La fila è lunghissima, abbiamo già avuto occasione di provare il nuovo dispositivo in passato, così come un paio di titoli che ne mettono in risalto le caratteristiche. Il resto? Beh c’è GT Sport con le sue postazioni chiuse in un’arena dedicata, in uscita il prossimo 18 novembre. Ogni altra postazione è invece impegnata su titoli già in commercio (anche da diverso tempo), salvo qualcuna dedicata al prossimo Infinite Warfare. Nulla da fare per Horizon Zero Dawn e Last Guardian, entrambi non giocabili.

Un destino modificato dagli Indie, dal Retro e dai PC

Si perché qualcosa di buono c’è stato, e ha fatto piacere un po’ a tutti (mi auguro). Asus ha confermato la sua prepotente presenza nel mondo del gaming grazie alle linee Laptop e Desktop che sfruttano fino all’ultimo ritrovato tecnologico (lo stesso vale per MSI e altri produttori dello stesso settore, presenti in parte anche loro in fiera), evidentemente rinvigorito perché mai realmente passato di moda, seppur soppiantato dalle comuni vendite delle console pronte per essere accese e utilizzate nei pochi momenti liberi che abbiamo durante la giornata.

E gli Indie? Si beh, c’erano, erano tanti. Simpatici e preparatissimi gruppi di ragazzi che hanno mostrato le loro creature nate da fantastiche capacità, alcune ormai prossime al rilascio, tutte da provare direttamente in fiera, scambiando con loro qualche chiacchiera e la promessa di dare una possibilità alla creatura finita, una volta pubblicata. Uno spazio finalmente più centrale, da dedicare a buone idee, fresche, che possano dare nuova linfa vitale, tantissimi i gruppi e gli studi italiani, bisogna essere solo contenti di tutto ciò.

In conclusione

Ricorderò questa edizione per le occasioni mancate, per gli attesi assenti, per un generale scarso interesse forse causato dal trovarci in mezzo a fiere ben più importanti (ad agosto c’è Colonia, a fine di questo mese c’è Parigi). C’è ancora molta strada da fare, le occasioni non mancheranno, speriamo solo di non far la fine di quel Motor Show che ha visto i suoi anni migliori passargli davanti la faccia e ora avere a malapena la partecipazione del gruppo FCA e pochi altri, giusto per rendere l’idea.

See u next time.