Doom (2016): serve necessariamente una trama?

Doom è tornato.

Doom, assieme a Wolfenstein 3D, mi ha insegnato tutto quello che so sugli FPS.
Doom mi ha insegnato a padroneggiare i fucili a pompa, scelta che puntualmente faccio in ogni arena di Destiny.
A Doom devo e dobbiamo tanto. Ci ha permesso di comprendere la bellezza di un videogioco che non deve risiedere necessariamente nella trama, ma nel gameplay, nell’esplorazione di ogni area, nel risolvere enigmi per poter procedere oltre.

Meccaniche basiche, ma negli anni ’10 del nuovo millennio fin troppo spesso dimenticate. Questo nuovo inizio di Doom ci riporta alle origini, a quei primi anni ’90, dove chi passava ore davanti a un PC veniva considerato uno stramboide, metallaro e assetato di sangue. Associazione facile se ti trovavi davanti qualcuno in piena arena a uccidere mostri demoniaci.

Ma poi, come spesso accade, ciò che risiede ai margini diventa pop. Sorte toccata anche a Doom, padre di genere e ispiratore di molti spara-tutto da lì ai futuri 25 anni.

Questa nuova edizione di Doom l’ho giocata su Xbox One, drogato purtroppo da oltre un anno di automatismi di Destiny, di cui la mia mano è diventata succube e spesso mi ha cacciato in guai seri nel bel mezzo di un orda di nemici assetati di sangue. Si, perché bisogna essere pronti a premere la combinazione di tasti giusti, Doom non lascia scampo a chi resta immobile e non reagisce a quello che scorre sullo schermo, i nemici provenienti dalla bocca dell’inferno vogliono dominare Marte e la stazione UAC (United Aerospace Corporation), sulla quale ci siamo svegliati e dalla quale dobbiamo proteggere l’intero sistema solare. Siamo lì per impedirglielo, ma è fondamentale dare fondo a tutta la voglia di apprendimento per sfruttare i tanti potenziamenti delle armi a nostra disposizione (si, c’è la sega elettrica…muhauhauhauah) e utilizzarli nel momento opportuno: ad esempio ce n’è uno adatto al fucile a pompa in grado di generare una simil-bomba per fare un po’ di piazza pulita nelle situazioni maggiormente affollate.

Come dicevo bisogna muoversi molto. Questo mi ha fatto più volte storcere il naso per non averlo acquistato nella versione PC. Qui con tastiera e mouse si possono fare sfaceli, mentre allineare rapidamente gli assi con un gamepad per mirare a demoni impazziti può risultare piuttosto noioso. Tuttavia, anche se non si mira immediatamente con precisione, il gioco ci lascia la possibilità di eseguire differenti combo a suon di pugni e calci per sventrare i nostri nemici.

Segnalo che l’utilizzo della forza bruta funziona bene su quelli più deboli, su quelli di stazza più grande è necessario prima annichilirli un tantino con qualche proiettile e poi una volta illuminati di blu si può procedere a suon di mazzate. Per ogni combo eseguita è possibile raccogliere i punti vita ristorativi lasciati indietro dai corpi deturpati, così come le munizioni se utilizziamo la motosega.

Ah, dimenticavo, in giro per la mappa cercate bene le icone Berserk! Ereditata direttamente dal primo Doom, questa modalità ci permette per una trentina di secondi di distruggere a colpi di pugni furiosi qualsiasi nemico ci si pari davanti.

Il gioco complessivamente scorre bene, è un’escalation di parkour, nemici a grappoli e bagni di sangue con tanto di boss finali introdotti a partire dal nono livello. Dopo di che la meccanica probabilmente inizia a stancare, sebbene ci sia una larga parte di collectibles da ricercare nelle vaste mappe. Sempre che ne siate appassionati.

Non ho troppo amato la parte multiplayer onestamente, molto veloce e dove si fa fatica a restare in vita troppo a lungo, ma mi ha riportato alla mente con una certa soddisfazione le innumerevoli ore spese nelle arene di Quake. La sensazione è stata la medesima. Mappe da imparare a memoria, attenzione maniacale ad ogni svolta e grilletto pronto a far fuoco.

La bella novità introdotta da id software è però la modalità SnapMap. Permette a chiunque di creare, sperimentando, mappe e livelli basati sulle medesime modalità di quelli della campagna e del multiplayer. L’unico limite è che benché si tratti di livelli giocabili a tutti gli effetti contro i nemici conosciuti in campagna, ci sono le limitazioni del multiplayer, quindi solo due armi e poche altre dotazioni iniziali. Fortunamente id software ha già fatto sapere che supporterà questa modalità per molto tempo ancora. Chissà se tutto questo darà origine ai prossimi Carmack e Romero!

A proposito di mappe, aprite bene gli occhi, se premete la leva giusta vi capiterà di rigiocare i livelli dello storico Doom!

Doom (PS4) 1

Ci ho impiegato una quindicina d’ore a terminare Doom, con buona pace del mio vicino di casa che spesso si è dovuto sorbire un turbinio di bassi provenienti dal mio subwoofer, o meglio dal mio fucile a pompa. Non è un titolo che rigiocherei o che prenderei in mano con assiduità per la sua parte multiplayer, ma resta comunque un piccolo capolavoro da possedere per tutti quei nostalgici che come me sanno apprezzare la tradizione riproposta in chiave moderna.

Si, un po’ come gli AC/DC con Axl Rose come cantante. Una blasfemia all’inizio per molti, ma un cross-over che poi ha convinto tutti.

Consiglio reiterato: Compratelo per PC!