Hitman (PS4)

Credo di aver stressato la redazione per differenti mesi di seguito, da quando per la prima volta Hitman fu annunciato, per averlo tutto per me. Una recensione morbosa, così come l’attesa.

Hitman (PS4) 2

Ammetto di aver storto un po’ il naso quando Square Enix decise di non voler più pubblicare il gioco per intero, ma piuttosto rilasciare degli episodi mensili, quasi si trattasse di una serie televisiva. Ma più il tempo passava, più mi rendevo conto che la scelta non era da considerarsi così malvagia.

Hitman è uno di quei franchise videoludici ad aver subìto forse il più alto tasso di trasposizioni cinematografiche, del resto il protagonista -l’Agente 47- ha sempre scimmiottato i ben più noti 007 britannici, con il suo perfetto smoking e le intenzioni da sicario affidabile, preciso e silenzioso. Nonostante si possa dubitare della qualità delle pellicole, il plot di Hitman ha sempre retto l’urto ed è sempre stato in grado di fornire filoni di ispirazione anche a distanza di oltre 16 anni dalla primissima uscita su PC datata 2000, cifra tonda.

Con il rampante successo delle serie televisive, non è poi una bestialità provare a proporre una pubblicazione scaglionata (molto simile a The Walking Dead di Telltale Games, nda) in grado di allungare la vita del titolo e allo stesso tempo mantenere viva l’attenzione sul prodotto principale.

I rilasci, come detto, avverranno mensilmente, nella nostra news di qualche giorno abbiamo riportato le varie caratteristiche.

Hitman (PS4) 3

Tutorial e Parigi

La storia sembra partire dagli albori, ovvero dal primissimo reclutamento dell’agente 47 in uno stato di momentanea amnesia. Non si capisce molto bene se stia cercando di recuperare le sue abilità di un passato recentemente cancellato, o se semplicemente siamo davvero alle prime armi. Ad ogni modo, ci ritroviamo  affidati all’aiutante Diana Burnwood, colei che ha intravisto il noi il gene dell’assassino e nostra prima sostenitrice all’interno dell’International Contract Agency, o ICA, l’organizzazione di cui tutti gli “agenti” fanno parte.

Questo primissimo rilascio da parte di Square Enix ha un costo di 15 euro e ci permette di affrontare sostanzialmente tre missioni. Le prime due (di tutorial) sono propedeutiche e servono al nostro addestramento, ci avvicinano al mondo sandbox di Hitman spiegandoci nel dettaglio ciò che possiamo fare: tutto.

Il vero punto di svolta di questo titolo, benché sia soltanto agli albori e verrà determinato da tutti i rilasci da qui al 2017, sta nel permetterci di affrontare ogni livello con un’ampia scelta di opzioni, pur di portare a termine la missione affidataci. L’obiettivo ultimo resta sempre lo stesso, ovvero quello di eliminare il bersaglio assegnato, ma ci viene data totale carta bianca sul modo di affrontarlo, quel compito.

Ci troviamo così proiettati dentro una festa privata su uno yacht in procinto di essere inaugurato, dobbiamo togliere di mezzo il magnate di turno, e qui entrano in gioco il ventaglio di possibilità all’interno del quale possiamo muoverci. Travestirci da poliziotto, fingerci membri della sicurezza personale, personale del bar o dello yacht stesso, così come la dotazione armi e oggetti utili a farci prendere una strada più stealth piuttosto che quella più splatter, in base al nostro gusto personale.

Ed è per questo che consiglio caldamente di non scoraggiarsi se non si riesce a completare il livello fin da subito, il bello è proprio questo, prendersi il giusto tempo per gustare ed apprendere le meccaniche attraverso le quali l’agente 47 potrà raggiungere la sua vittima, è questo ciò che fa di Hitman un videogioco con un altissimo tasso di rigiocabilità. L’improvvisazione è d’obbligo.

Nel secondo livello del tutorial ci troveremo all’interno di un hangar russo, stesso obiettivo finale richiesto, ma interazioni differenti e totalmente nuove. L’interfaccia grafica di default abilita moltissimi suggerimenti in grado di indicarci la molteplicità di azioni da poter intraprendere e alle quali poter fare riferimento per terminare il bersaglio.

Hitman (PS4) 4

Di rado vi troverete, dopo che lo avrete provato a fare per puro divertimento, ad affrontare i vostri nemici con fucile a pompa spianato. Troppi sono i nemici e il tasso di fallimento della missione, che diventerà così elevatissimo. Si imparerà piuttosto a fare delle ambientazioni come casse, armadi, toilette, frigoriferi etc. le nostre migliori amiche, per nasconderci dagli stati di allerta, permettendoci inoltre di non perdere mai di vista la mappa, che ci indicherà da chi star lontano perché troppo sospettoso.

Da questo punto di vista mi è sembrato di vedere un blando tentativo di mescolare alcune caratteristiche di base di Metal Gear Solid e Splinter Cell, ovviamente con una caratura molto meno frustrante rispetto ai primi due.

Il livello vero e proprio, punto focale di questo primo episodio, ci catapulta a Parigi, all’interno di una “mansion” di una leader della moda in occasione di una sfilata molto importante, con fastoso party a latere. Il fine ultimo è quello di uccidere i due coniugi proprietari della casa di moda, azienda di facciata per coprire affari ben più loschi e sporchi.

Impressiona fin da subito come il motore grafico sia in grado di gestire una moltitudine di persone tutte insieme, ognuna animata differentemente e con la gran parte dotate di dialoghi ad hoc. Anche qui come nelle due missioni tutorial è possibile travestirsi da modello della sfilata o da addetto alla sicurezza, sfruttando ancora una volta le tante situazioni grazie alle quali potremo raggiungere il risultato desiderato, senza necessariamente dover tirar fuori un’arma. Un esempio? Avete provato a piazzare una carica esplosiva all’interno della videocamera che intervisterà uno dei due magnati? No, beh, potreste sempre decidere di far cadere un’impalcatura sulla testa, il risultato è assicurato.

Ricominciare da capo e giocare più volte il livello non diventa così frustrante, anzi si trasforma in una ricerca dell’alternativa più interessante per eliminare il target finale.

Oltre alla missione principale però, la mappa si popolerà di alcuni cosiddetti “Contratti“, missioni secondarie che ci forniranno nuove vittime, missioni diverse rispetto a quella primaria certo, all’interno di una situazione costruita ad hoc e con un’arma ben specifica. Difficoltà ulteriore è rappresentata dal dover nascondere la salma entro un tempo limite, cercando di fuggire più in fretta possibile per far perdere le nostre tracce. Ancora più interessanti i “Contratti” personalizzati dove saremo noi a decidere chi sarà la nostra prossima, probabilmente innocente, vittima.

Quest’insolita modalità di pubblicazione limita l’esperienza a sole 3 ore nel caso si volesse affrontare il gioco come qualsiasi altro, tuttavia come ribadito più volte Hitman è un titolo da giocare e rigiocare più volte, perché sebbene l’obiettivo finale rimanga invariato, il modo per riuscire a raggiungerlo cambia ogni volta grazie all’interazione con l’ambiente e con gli oggetti, ma soprattutto grazie alla nostra fantasia.

Ho notato qualche calo di frame-rate in fase di corsa nelle stanze maggiormente affollate, così come qualche animazione un po’ troppo ruvida (secondo me) e personaggi molto simili tra di loro. Positive invece le impressioni riguardo le ambientazioni e il motore grafico, in grado di svolgere un lavoro egregio sia sui giochi di luce che la gestione contemporanea dei molti elementi presenti sullo schermo.

Nonostante una trama pressoché assente, mi chiedo se ce ne sia davvero bisogno, Hitman resta una valida alternativa a tutto quello che c’è oggi in commercio, soddisfacendo il vuoto di “stealth” lasciato da Metal Gear Solid, e aggiungendo un pizzico di temerarietà in grado di accontentare i fan più incalliti di James Bond.

Considerato il prezzo, merita decisamente un’occhiata più approfondita. Restiamo in attesa dei prossimi capitoli.