Far Cry Primal: è tutta questione di sopravvivenza

Evita l'estinzione in Far Cry Primal 8

Come odio gli incipit, le introduzioni, non so mai come iniziare (forse è per questo che non sono un giornalista o un romanziere :) ).
Far Cry Primal, siamo alla quinta incarnazione della serie Far Cry; Ubisoft ha deciso di abbandonare la numerazione, cercando di allontanarsi il più possibile dai precedenti episodi non solo nel titolo ma, come vedremo in seguito, anche nell’ambientazione e in parte nel gameplay.

Siamo nel 10.000 AC (Avanti Cristo), il nostro nome è Takkar e facciamo parte di una delle tre tribù che popolano le terre di Oros: i Wenja. Le altre due tribù che incontreremo sono gli Udam, pericolosi carnivori del nord, e gli Izila, provenienti dal sud di Oros con una predilezione per il fuoco.

Siamo con dei compagni di caccia all’interno di quello che sembra essere un gruppo di Mammut, uno dei nostri suggerisce di trovare il più piccolo, isolarlo e iniziare la caccia. Così facciamo. Presto ci troviamo ad inseguire la bestia, tentando di accerchiarla. Il Mammut chiaramente non ci sta e inizia la sua fuga che termina ai bordi di un piccolo burrone, è in trappola e le nostre frecce e le nostre lance cercano in qualche modo di evitare che soffra ulteriormente. È dura la vita nel 10.000 AC, anche per un animale grande e grosso come un Mammut. Ci avviciniamo per cogliere i frutti della nostra caccia: pelli, ossa e zanne. Improvvisamente appare un’enorme tigre, vuole anche lei banchettare, magari anche con noi. La tigre ci spinge verso il burrone. Cadiamo. Svenuti. Ci svegliamo soli e feriti. Dobbiamo procurarci delle erbe per le nostre cure, delle armi, trovare un luogo sicuro per passare la notte che si sta avvicinando.

Evita l'estinzione in Far Cry Primal 4

Ecco, questa è la tensione che permea tutto il gioco. Quasi tutto, all’interno del nostro villaggio potremo rilassarci qualche attimo, sentendoci al sicuro… forse.

Seguendo la ‘moda’ per i survival (ma fortunatamente non quella per gli zombie), Ubisoft ha ricreato una terra selvaggia, ostile, a tratti terrificante. Ogni nostra uscita fuori dal villaggio ci terrà incollati al pad, pronti a scattare per evitare un attacco di lupi (o dei maledetti e semi-immortali tassi), pronti per salvare un nostro compagno Wenja prigioniero nelle mani sporche di sangue degli Udam.

Il nostro scopo, di Takkar, è quello di riunire il popolo Wenja, disperso e sparso per tutto il territorio Oros, in un nuovo villaggio. Noi saremo la nuova guida, Takkar il Beast Master. Uno dei primi incontri che faremo sarà con lo sciamano che scoprirà la nostra innata propensione all’ammaestramento di bestie e ci aiuterà nello svilupparla. Inizieremo così a poter godere dei nostri poteri ammaestrando bestie sempre più grandi e feroci. Questa è una delle particolarità del gameplay di Far Cry Primal che più ho apprezzato. Il poter contare su un ‘amico’ nel nostro girovagare per le selvagge terre di Oros è sicuramente rassicurante e permette anche di approcciare la caccia e il combattimento in maniera diversa. Mi ha riportato alla mente le avventure di mio cacciatore in World of Warcraft, con a fianco il fidato orso bianco (sostituito poi con un lupo).

Evita l'estinzione in Far Cry Primal 6

Le meccaniche di gioco non sono niente di nuovo ma sono un buon mix di alcuni generi. Abbiamo il farming classico di alcuni MMORPG che servirà per sviluppare il villaggio che permetterà di sbloccare nuove abilità, nuove armi e sopratutto nuove quest. Troviamo l’avanzamento di livelli del personaggio che mano a mano imparerà ad utilizzare al meglio le armi, ad addestrare animali sempre più grandi e feroci, a costruire attrezzi sempre diversi e migliori.
Takkar sarà sempre impegnato in qualcosa, potrà andare alla ricerca di particolari Wenja (ad esempio lo sciamano o il cacciatore) che sbloccheranno nuove abilità, potrà conquistare le Pire sparse per il vasto territorio di Oros, potrà cacciare bestie e raccogliere materiali per costruire e migliorare armi e oggetti utili (sacche, medicinali etc…), potrà combattere gli Udam e gli Izila per liberare e rendere sicure alcune zone di Oros. In Far Cry Primal sicuramente non ci si annoia, a meno che non vi piaccia molto stare fermo in mezzo ad una foresta o immersi nella neve fino alle ginocchia o all’umido di una palude in attesa di un cervo utile per passare di livello la capanna dello sciamano. A me non dispiace per niente, percepisco tutta la tensione di Takkar e la pazienza infusa dalla presenza silenziosa della tigre nera al suo fianco.

Molte delle missioni più interessanti e intriganti sono semi-nascoste in angoli remoti della mappa, fuori dall’ordinario percorso. Far Cry Primal è un back-to-basics in tutto e per tutto, Ubisoft ha eliminato molti se non tutti gli “orpelli” che permeavano gli ultimi due capitoli della serie. In Primal ci concentreremo solo sull’esplorazione, sulla caccia e sui nostri compagni Wenja. È sicuramente il capitolo dove più di tutti ho provato la sensazione di essere all’interno di una terra bellissima e brutale (per gli amici psicologi la fuori, la _presenza_ è molto alta in questo gioco).

È sicuramente un titolo che merita l’acquisto, sopratutto per chi ha voglia di esplorare e scoprire le bellezze nascoste, saggiamente pensate e ricostruite da Ubisoft.

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Far Cry Primal
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