Saint Seiya: Soldiers’ Soul – Il Cosmo torna a bruciare

Archiviato (speriamo temporaneamente) un ottimo Dragon Ball: Xenoverse, Dimps passa dal Ki al Cosmo, buttandosi a capofitto sui Cavalieri dello Zodiaco. Saint Seiya: Soldiers’ Soul, erede diretto di Saint Seiya: Brave Soldiers, porta per la prima volta Pegasus e i suoi compagni su Playstation 4 (oltre che su Playstation 3 e PC) in un mix che sa tanto di croce e delizia. Una serie di piacevolissime novità si accompagnano, purtroppo, a qualche difetto di fondo che il brand videoludico si porta dietro da alcuni anni.

Saint Seiya: Soldiers’ Soul – Il Cosmo torna a bruciare

Un’Odissea galattica

A due anni da Brave Soldiers cosa ci porta Soldiers’ Soul di innovativo? Innanzitutto la richiestissima saga di Asgard: per chi non lo sapesse è una saga “filler”, che cioè non compare nel manga originale ma solo nell’anime, ambientata tra quella del Santuario e quella di Nettuno. Saint Seiya: Soldiers’ Soul presenta inoltre una straordinaria longevità, a tratti forse persino eccessiva. Abbiamo la modalità storia, ribattezzata “Leggenda del Cosmo”, che ci permetterà di rivivere tutti gli eventi dell’anime a partire dalla Saga del Santuario fino ad arrivare a quella di Ade (mancano le prime avventure dei Santi contro Phoenix, i Cavalieri Neri e i Cavalieri d’Argento). C’è poi la modalità Battaglia, che si suddivide in altre modalità minori: la battaglia in locale, tra uno o due giocatori, la Sopravvivenza che consiste nell’affrontare una serie di nemici senza recuperare energia, la Guerra Galattica da poter giocare in singolo o in gruppo, per un totale di otto utenti, e infine l’Addestramento e il Tutorial. In più, ogni modalità consistente in un torneo o in una serie di sfide Arcade presenta diversi gradi di difficoltà: così come la classificazione dei Cavalieri, avremo la modalità Bronzo, Argento, Oro e così via.

C’è davvero tantissimo da giocare e anche di più da collezionare. Sotto questo punto di vista Saint Seiya: Soldiers’ Soul è un esempio di fan service: se realizzi un tie-in e vuoi davvero rendere felice un tuo fan, ancor prima che su una formula di gameplay valida devi focalizzarti su un’offerta di personaggi, skin e abilità di proporzioni ciclopiche. Il fan sfegatato si aspetta, una volta avviato il gioco, di avere a disposizione una sorta di enciclopedia, un archivio videoludico di quell’universo: si aspetta, quindi, di trovare nel roster il personaggio più secondario o il costume più improbabile che, magari, quel determinato guerriero ha indossato in un filler a caso. Su questo non resterete di certo delusi: c’è di tutto e di più, soprattutto a disposizione dei personaggi principali. Il roster stesso è di tutto rispetto, poiché per poco non raggiunge la soglia dei cento Cavalieri.

Ci sono persino i dodici Cavalieri d’Oro con le armature divine, direttamente dall’ultima serie realizzata “Soul of Gold”. In Saint Seiya: Soldiers’ Soul, infatti, è stata inserita una modalità dal titolo “Battaglia d’Oro”. Resterete delusi, però: non si tratta di una riproposizione videoludica di Soul of Gold, al massimo ne è un pallido e banale filler. Si tratta, infatti, di una serie di scontri ipotetici tra i Cavalieri d’Oro con l’armatura divina e alcuni loro rivali storici: insomma, una specie di “what if” creato ad hoc per permetterci di sbloccare le portentose armature divine.

Un lavoro quasi ben fatto

Magari fosse tutto rose e fiori: se da una parte ho lodato le varie modalità che ci permettono di rivivere i momenti topici del manga e dell’anime, le sequenze video tra uno scontro e l’altro sono eccessivamente statiche e noiose. Okay al non tediare troppo con una miriade di dialoghi e scene di intermezzo, ma se magari non avete visto la serie animata o non avete letto il fumetto e Soldiers’ Soul è uno dei primi approcci al brand, il mio consiglio è di catapultarvi di corsa sulla serie tv o sul cartaceo, perché vi assicuro che i personaggi non sono davvero così noiosi. Anzi, pur presentando schemi narrativi piuttosto ripetitivi, Saint Seiya versione anime/manga vi metterà di fronte a tutt’altra caratterizzazione dei personaggi.

E poi c’è il nocciolo della questione: Saint Seiya: Soldiers’ Soul non è un picchiaduro perfetto, tutt’altro. Dal punto di vista visivo i modelli dei personaggi, e il comparto grafico in generale, sono molto più nitidi e puliti (merito del passaggio su Playstation 4), rimanendo comunque non eccelsi: le armature dei Santi, ad esempio, sono meravigliose in ogni loro dettaglio ma risplendono su modelli poligonali un po’ troppo piatti. Da un picchiaduro per next gen mi aspetto una maggiore rifinitura, soprattutto considerando gli altri “rivali” presenti sul mercato: la serie Storm ispirata a Naruto fa scuola sotto questo punto di vista.

Inoltre, sembra quasi che Dimps abbia messo insieme un mix che ricorda molto i gameplay di Dragon Ball Xenoverse e Naruto Ultimate Ninja Storm: il risultato è un ibrido soddisfacente, ma non eccezionale. Un sistema di combo corpo a corpo, diviso tra attacchi leggeri e pesanti, si alterna a colpi del Cosmo (il dorsale sinistro unito al tasto X, ad esempio, ci permette di scattare verso il nemico o di indietreggiare velocemente. Naruto, sei tu?) e mosse speciali (il dorsale destro più gli altri tasti frontali ci permetteranno di usarle). L’Attacco Big Bang ci dà la possibilità di sfoderare potenti e spettacolari mosse finali: queste ultime, oltre a farci rivivere con piacere le esecuzioni che abbiamo imparato ad amare nell’anime, sono anche visivamente molto ben realizzate. Il problema sta nel bilanciamento dei personaggi e delle attivazioni di queste mosse: i Cavalieri muniti di armatura divina, per esempio, eseguono i loro Attacchi Big Bang in modi molto più veloci e devastanti di un Cavaliere di Bronzo. Questo farà sì che, ovviamente, un Cavaliere di Bronzo sarà molto svantaggiato rispetto a un guerriero con l’Armatura Divina: seppur questo rispecchia effettivamente la realtà narrativa, è anche vero che un picchiaduro deve metterci nelle condizioni di poter vincere utilizzando qualunque personaggio. Anche l’uso del Cosmo è sbilanciatissimo: essendo la base del potere di un Cavaliere si è costretti ad usarlo tanto ma, pur essendo ricaricabile con la semplice pressione di un tasto, ne avremo a disposizione poco. Se non ci si applica un minimo di criterio e parsimonia, ci ritroveremo a parare costantemente e a ritrovarci all’angolo, o ancora peggio girare in tondo e giocare ad acchiapparello con l’avversario.

Ora, ho detto in precedenza che la longevità in Saint Seiya: Soldiers’ Soul rischia di diventare un difetto: questa mia affermazione riguarda il sistema di guadagno delle monete virtuali e del loro utilizzo all’interno del negozio, anch’esso virtuale. Qui sarà possibile acquistare Grida di Battaglia con le quali potenziare i guerrieri, le skin alternative per i Cavalieri, i modelli dei personaggi, musiche, livelli e tanto altro. Tutti questi collezionabili hanno però un costo eccessivo rispetto al denaro guadagnato in battaglia: se quindi volete completare il gioco al cento per cento, sbloccando ogni costume alternativo possibile (e sono davvero tanti, tantissimi), dovrete spaccarvi un po’ le dita a suon di Colpi del Cosmo.

In conclusione

Saint Seiya: Soldiers’ Soul è un esempio di fan service che molti picchiaduro tie-in dovrebbero seguire. Tante modalità di gioco e una buona, forse eccessiva, longevità vi faranno rivivere i momenti topici de ‘I Cavalieri dello Zodiaco’. Purtroppo non è un picchiaduro perfetto perché, pur risolvendo molti problemi riscontrati nel suo fratello maggiore Brave Soldiers, presenta una serie di meccaniche che risultano ancora pesantemente sbilanciate. Un vero appassionato di “Pegasus e i suoi quattro amici eroi” non può comunque lasciarsi scappare il nuovo picchiaduro ad opera di Dimps, poiché resta comunque la migliore espressione videoludica di Saint Seiya su console ad oggi.