Dragon Ball Xenoverse: ora potete prendere il posto dell’eroe protagonista!

Sin da quando ho memoria, ho letteralmente divorato una puntata di Dragon Ball dopo l’altra. Ho vissuto e rivissuto l’affascinante epopea partorita dalla mente del mangaka Akira Toriyama nel lontano 1984, dal manga all’anime, passando ovviamente per i videogiochi. Ho passato interi pomeriggi, in compagnia della mia Playstation 2, a menare cazzotti impersonando i miei Saiyan preferiti con quei capolavori che sono stati Dragon Ball: Budokai e Dragon Ball: Budokai Tenkaichi.

È per questo che, forte della mia nuova e fiammante Playstation 4, ho accolto l’annuncio di Dragon Ball: Xenoverse (sbarcato per la prima volta su Playstation 4 e Xbox One, ma anche su Playstation 3, Xbox 360 e PC) con una non poca dose di hype e, con trepidante attesa, ho contato i giorni mancanti all’arrivo della mia copia. Ora che l’ho ottenuta vi scrivo questo articolo in cui, cercando di essere il più obbiettivo possibile e di non farmi trascinare troppo dall’entusiasmo, vi parlerò dei pro e dei contro del nuovo prodotto dei ragazzi di Dimps, pubblicato da Bandai Namco Games.

DragonBallXenoverse_Gogeta_Omega-Shenron_4_1421765608

Goku ha bisogno di noi!

La novità più piacevole di Dragon Ball: Xenoverse è il fatto che Dimps abbia capito che riproporre per l’ennesima volta le avventure di Goku e Vegeta, che ormai conoscono pure i sassi, sarebbe stato banale. Gli sviluppatori hanno quindi ideato una trama alternativa e originale, per farci rivivere sì le solite avventure, ma da un punto di vista diverso: Towa e Mira, due malvagi demoni, hanno alterato il normale svolgersi degli eventi della storia di Dragon Ball. Vedremo quindi Goku fronteggiare sia Vegeta che Nappa in modalità scimmione, vedremo Freezer trasformarsi subito nella sua forma perfetta e sgominare Gohan, Crillin, Vegeta e Piccolo molto prima che Goku potesse giungere in loro aiuto, e via dicendo. Ad occuparsi della ricomposizione delle faglie temporali interverranno Trunks, esponente della Pattuglia del Tempo, e il Kaiohshin del Tempo. Entrambi invocheranno l’aiuto di un guerriero che possa aiutarli nel ristabilire l’ordine degli eventi, e qui entriamo in gioco noi: attraverso un ottimo sistema di editor, potremo creare il nostro guerriero ideale. La scelta è vasta, a cominciare dalle razze a disposizione: guerriero Saiyan, terrestre, namecciano, guerriero Majin e clan di Freezer. Una volta scelta la razza e il sesso (l’avatar femminile è disponibile solo per i Saiyan, i terrestri e i Majin), potremmo modellare a nostro piacimento la stazza fisica, i lineamenti, il taglio degli occhi e la capigliatura del nostro personaggio come più ci pare. Mi sono divertito e sbizzarrito nel creare il mio guerriero perfetto, e una volta terminato l’editor il mio Saiyan era pronto per iniziare l’avventura.

DragonBallXenoverse_Tien_4_1413903941

Subito dopo la creazione del personaggio, sono stato catapultato a Toki Toki City, la città del Tempo. Se avete giocato a Destiny, questa cittadina vi ricorderà tanto la torre che fa da hub di gioco, poiché Toki Toki City è il fulcro dell’intera esperienza in Xenoverse. Dirigendomi verso il Covo del Tempo, infatti, posso accedere alle missioni principali, commissionatemi da Trunks: analizzando alcune pergamene che mostrano spezzoni di storia alterata, mi sono quindi teletrasportato sullo scenario di gioco e il bambino che è in me si è gasato tantissimo all’idea che, per la prima volta, avrei dovuto salvare Goku!

La mappa di Toki Toki City è poi suddivisa in altre due aree: in quella sud orientale troveremo degli sportelli per accedere alle missioni parallele e agli scontri liberi, entrambi disponibili in modalità online e offline. Le prime ci saranno commissionate dai personaggi della storia originale, che troveremo sparsi per la città, e saranno fondamentali per salire di livello e acquisire abilità, soldi, abiti e accessori; le quest parallele sono suddivise per difficoltà, e confesso che alcune di esse mi hanno dato non pochi grattacapi. A proposito di ciò, non pensate che Xenoverse sia un gioco facile: sia nelle missioni principali che in quelle parallele incontrerete non poche difficoltà e sarete costretti a salire di livello e ripetere le stesse missioni più di una volta. A Sud Ovest della città, invece, si trovano i negozi utili alla compravendita di oggetti curativi, vestiti, corazze e accessori ornativi.

Vorrei aggiungere anche che la scelta di Dimps di far ruotare tutto il gioco attorno l’hub di Toki Toki City non mi ha fatto impazzire, poiché l’elemento ‘social’ è abbastanza carente: in modalità online troveremo sparsi per la città gli altri utenti connessi ai server di Xenoverse, con i quali è possibile scambiare solo poche frasi predefinite, mentre in modalità offline incontreremo guerrieri virtuali generati a casaccio.

Kamehameha!

Arriviamo ora a parlare del gameplay vero e proprio: come avrete capito, Dragon Ball: Xenoverse non è propriamente un picchiaduro, ma piuttosto un mix tra RPG, MMO, gioco d’azione e picchiaduro. Il combattimento ovviamente è comunque la chiave di volta del gioco: gli sviluppatori hanno voluto proporre qualcosa di diverso rispetto alle iterazioni precedenti, pur tentando di conservare elementi tradizionali. Gli esperimenti ‘post PS2’ su Playstation 3 hanno lasciato a desiderare a mio parere: salvando unicamente la serie ‘Raging Blast’, i vari ‘Burst Limit’, ‘Ultimate Tenkaichi’ e ‘Battle of Z’ (soprattutto Battle of Z) hanno deluso la maggior parte dei fan proprio perché hanno provato a rinnovare senza tener conto delle solide basi su cui si fonda il brand. Dragon Ball: Xenoverse riesce in parte a convincere, con un gameplay estremamente dinamico e realistico ma meno spettacolare rispetto ai vecchi titoli ispirati alle battaglie di Son Goku: le mosse e abilità dei personaggi, anche quelle cosiddette ‘supreme’, non sono più riprodotte in quelle meravigliose sequenze (pensate, ad esempio, la super-mossa durante la quale Goku lancia la Sfera Genkidama e, trovando l’opposizione dell’avversario, si trasforma in Super Saiyan per imprimere al suo colpo maggiore potenza), ma in ‘semplici’ esecuzioni. Tutto ciò, unito a un buon sistema delle combo e al fatto che se esaurisco il mio Ki la trasformazione in Super Saiyan si annulla, contribuisce a rendere gli scontri in Xenoverse estremamente fedeli alle mega-scazzottate che abbiamo ammirato in TV da tanti anni a questa parte.

Mi ha deluso invece il roster: okay, abbiamo appurato che Dimps ha voluto imprimere al titolo un’impostazione più ruolisitica, ma… davvero? Solo quarantuno personaggi giocabili? Dove sono Zarbon e Dodoria (ai quali sono stati preferiti due sgherri di Freezer assolutamente anonimi…)? Dov’è Gohan del futuro? Dove sono le prime trasformazioni di Cell? Confido, francamente, nell’aggiunta di alcuni guerrieri tramite DLC (alcuni, come Goku GT, Trunks GT e Pan, sono stati già annunciati), poiché fa sicuramente piacere vedere personaggi come il Dio della Distruzione Bills e Goku Super Saiyan God, ma se all’appello mancano combattenti chiave della storia originale (ah, ho dimenticato Cooler…) vuole dire che su questo fronte c’è ancora da lavorare (… e Majin Bu dopo l’assorbimento di Gotenks e Gohan…).

Nulla da dire, invece, sul comparto grafico, che mi ha impressionato non poco: i modelli dei personaggi sono resi alla perfezione, ammetto infatti di essermi soffermato più volte nel menù di selezione dei guerrieri ad ammirare i dettagli nei loro lineamenti, nei toni muscolari e negli abiti. Ottima anche la scelta di costumi alternativi, potendo scegliere già dall’inizio, ad esempio, di far combattere Goku con la tuta già completamente lacerata. Si tratta di qualcosa di già visto nei titoli precedenti, ma da questo punto di vista in Dragon Ball: Xenoverse è stato fatto un lavoro estremamente puntiglioso e dettagliato. Meravigliosi, infine, gli scenari, anche se avrei preferito una maggiore interazione. Sì, voglio spaccare le montagne a suon di Kamehameha.

In conclusione

Dragon Ball: Xenoverse ha soddisfatto in parte le mie aspettative: la scelta di far ruotare l’esperienza di gioco intorno all’hub di Toki Toki City è da rivedere, così come è assolutamente da arricchire il roster di personaggi giocabili (… e le trasformazioni intermedie di Freezer…). Il gameplay, un mix di innovazione e tradizione, offre ottimi spunti che, limati nelle prossime iterazioni, non farà che divertire ancora di più. L’esperimento di Dimps getta le basi per una serie che, già con un ipotetico Dragon Ball: Xenoverse 2, con i miglioramenti sopra citati (… e Tarles…) può consacrarsi sull’olimpo dei tie-in per next gen.