The Elder Scrolls Online – PvE

Finalmente sono riuscito a raggiungere un buon numero di ore di gioco per poter iniziare a trarre qualche conclusione dall’attesissimo The Elder Scrolls Online, per gli amici TESO, l’MMO targato Zenimax e ambientato nel mondo di Elder Scrolls (quindi Tamriel, Skyrim, Daggerfall etc…).

Il gioco, veramente molto atteso sopratutto grazie alla spinta di quel capolavoro di Skyrim, non ha ricevuto fino ad oggi una calda accoglienza, la media voto della critica su Metacritic è di 78 mentre quella degli utenti si attesta addirittura su 6.4 (consideriamo però che molti siti di “peso” non sono ancora usciti con la recensione).

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Recensire un MMO è un’impresa abbastanza complicata per diversi motivi, la complessità del gioco, delle interazioni con gli altri giocatori, la vastità del mondo che ci circonda, le grandissime differenze nello stile e nella qualità del gioco tra i primi livelli del pg e l’end game. In quesi casi ringrazio i miei compagni di blog per aver insistito nella decisione di non avere voti finali nelle nostre recensioni.

Quindi mettetevi comodi e preparatevi a questa prima parte della recensione di The Elder Scrolls Online.

TESO è un Theme Park. Punto. Molti hanno sperato che fosse un sandbox, troppi continuano a chiamarlo sandbox. Si è vero, ha delle particolarità da sandbox, prima fra tutte la possiblità di sviluppare tutte le professioni del crafting contemporaneamente senza avere il classico blocco a due professioni per volta, ma rimane fondamentalmente legato a un percorso di quest anche se non propriamente lineare come nella maggior parte degli MMO (ma ne parlerò fra poco).

Che poi, un puro sandbox quanto pubblico potrà attirare? Difficoltà elevata, curva di apprendimento inizialmente molto ripida e completa assenza di obiettivi (almeno quelli dettati dai game designer, la bellezza di un sandbox sta proprio nel fatto di poter scegliere i propri obiettivi).

Basta divagare, parliamo del gioco. Inizio dicendo che lo spirito di Elder Scroll, l’enfasi posta sull’esplorazione, è molto presente anche in questo capitolo online. Le quest di cui sopra, diversamente dalla maggior parte degli MMO, non le troveremo tutte concentrate in particolari punti (che possono essere città, outpost o altro) ma saremo costretti ad esplorare ogni metro quadro di ogni singola isola/regione per non rischiare di perdere qualche prezioso drop.

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E qua escono le prime luci e le prime ombre. Graficamente eccellente, i level designer hanno dato il meglio di se dipingendo ambientazioni sempre diverse e spettacolari, ritroviamo purtroppo anche le pecche di Skyrim, animazioni legnose e meccaniche di combattimento non entusiasmanti non riescono a trasmettere il feedback fisico e visto che spesso dovremo far fronte ad attacchi speciali utilizzando i blocchi o le schivate, questa mancanza e il problema “lag” si fanno sentire non poco rispetto a quanto potevano dare fastidio nel capitolo single player.

Dicevamo dell’accento spostato molto sull’esplorazione, questa è purtroppo molto “forzata”, forzatura data dalla quasi completa assenza di interfaccia. Abbiamo solo la classica “bussola” in alto in stile Skyrim, il quest tracker a destra e in basso le tre barre di stamina, health e magika (oltre alla quickbar per le abilità da usare in combattimento). Non esiste quindi il radar e all’interno della mappa richiamabile con la classica “m” non troveremo tutti i punti di interesse (quest, crafting tool etc…) presenti nella regione ma soltanto quelli scoperti durante il nostro vagare nel mondo. Vagare è la parola giusta perché se non siete propriamente appassionati di esplorazione potreste trovarvi spesso e volentieri spaesati e persi, girando come delle trottole per essere sicuri di non aver mancato qualche quest importante.

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Per gli amanti dell’esplorazione naturalmente, TESO è una manna, il gioco ideale, uno spettacolo per gli occhi ed è sopratutto una delle poche cose che ricorda il senso di libertà dei single player. Il rovescio della medaglia è il rischio, come dicevamo prima, di perdere tempo (tempo tra l’altro pagato con la sottoscrizione mensile) e rischiando di scovare, dopo chilometri macinati a piedi o a cavallo, missioni di livello troppo elevato per essere affrontate in quel momento dal nostro pg. Ah il cavallo è gratuito nella Collector’s Edition, gli altri dovranno sborsare uno sproposito di soldi, difficili da raccimolare considerando i loot veramente miseri degli NPC (quando va bene 1 moneta, spesso anche niente).

Praticamente assente il farming visto che fermarsi in un luogo pieno di NPC non porta chissà quale salto di esperienza, l’unico modo concreto e “veloce” di livellare è quello di completare le quest. Quest che sono ben curate dal punto di vista del doppiaggio e della lunghezza generale, ma che troppo spesso risultano essere abbastanza noiose, con poco mordente, legate molto all’isola o addirittura ristrette al luogo di pertinenza dell’NPC e molto simili fra loro.

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Sento puzza di SWTOR

Peccato che ZeniMax non sia riuscita a sfruttare a pieno il bellissimo ed amatissimo lore commettendo errori che forse derivano anche dalla poca dimestichezza di questa software house con il mondo MMO, mondo che però non è nuovo e poteva e doveva essere analizzato con più precisione per capire le esigenze dei giocatori. Fortunatamente l’enfasi posta sull’esplorazione viene ripagata grazie ad un livello di dettaglio grafico e di design delle ambientazioni superlativo. Il client è veramente molto leggero (a differenza di WildStar che stò  provando in questi weekend di closed beta e di cui parlerò presto) considerando la qualità generale. Si certo ci sono qua e la ancora texture decisamente di basso livello e, come detto, le animazioni lasciano molto a desiderare, ma alcuni dettagli e panorami lasciano decisamente a bocca aperta.

Faccio una previsione: se non ci saranno miglioramenti sostanziali nel giro di due anni passeranno al F2P, l’abbonamento mensile attualmente non è sicuramente giustificato.