Call of Duty: Ghosts (PS3)

Puntuale come un orologio svizzero, Call of Duty torna anche quest’anno, nei primi giorni di Novembre, con la sua prima sortita prevista anche per le console di nuova generazione. Si tratta di un CoD che rappresenta una via di mezzo, tecnicamente, tra l’ultimo episodio targato Infinity Ward e quello che vedremo negli anni a venire sulla next-gen. Qualche miglioramento rispetto al passato c’è stato, ma è ovvio che le attuali console non possono permettere, dopo tutti questi anni, grossi voli pindarici a livello di qualità. C’è un frame rate un po’ ballerino, soprattutto quando ci sono tante cose da muovere, ma la cosa è abbastanza fisiologica su queste macchine.

Tornando al gioco in sé, Call of Duty: Ghosts è come sempre ambientato in un futuro prossimo, in cui una Federazione di stati sudamericani si è impossessata di ODIN, satellite dotato di cannone orbitale, utilizzato per bombardare gli Stati Uniti e distruggerli. Non potendo contrattaccare con la stessa potenza di fuoco, gli USA progettano una serie di attacchi chirurgici, attraverso uno squadrone d’assalto denominato Ghosts, per indebolire l’avversario e riportare tutto alla normalità. Il protagonista si chiama Logan Walker, giovane recluta che assieme al fratello David e altri compagni di avventura, sarà il vostro alter-ego nelle 18 missioni, piuttosto frammentarie e di lunghezza variabile, che compongono la campagna principale. La modalità single player, alla cui sceneggiatura ha collaborato Stephen Gaghan, premio Oscar per Traffic (oltre che regista del dimenticabile Abandon e dell’ottimo Syriana), è molto più lineare di Black Ops 2 e abbondantemente scriptata come tradizione per la serie: i più bravi dovrebbero riuscire a portare tutto a termine in un massimo di 5 o 6 ore, il minimo sindacale per un titolo di questo tipo.

COD Ghosts_In The Weeds

Il buon Riley, il pastore tedesco che era stato annunciato come uno dei cardini del gioco, pur dimostrandosi un interessante diversivo di gameplay, compare in una manciata di missioni iniziali, per poi svanire nel nulla e riapparire soltanto verso la fine: le meccaniche stealth introdotte con il cane sono una gradevole aggiunta, ma il fatto che la bestiola non sia proprio protagonista le rende tutt’altro che frequenti. Ci sono alcune missioni ambientate nello spazio e altre sott’acqua, in cui però la fisica, a differenza di quelle sulla terra ferma, è degna di certi film hollywoodiani non proprio realistici. Se la campagna lascia un po’ con l’amaro in bocca, non si può dire lo stesso del multiplayer, ambito in cui CoD ha sempre raggiunto vette d’eccellenza. Questa volta, ad affiancare le classiche modalità competitive (sono 11, giocabili in un massimo di 18 persone, su un totale di 14 mappe), ci sono due novità denominate Extinction e Squads, di cui però parlerò fra qualche riga.

Nel multiplayer “classico”, rispetto a BO2, si fa però notare una minor frenesia, dovuta al fatto che i ragazzi di IW abbiano scelto di rendere le armi molto più potenti rispetto al solito, per cui saranno sufficienti pochissimi colpi per far fuori chicchessia. Sembra
una cosa positiva, sulla carta, ma vi assicuro che essere uccisi dopo aver incassato soltanto una manciata di proiettili è abbastanza frustrante. Nonostante questo, le tante modalità presenti garantiscono comunque divertimento e varietà. Extinction è praticamente la modalità Zombies di questo CoD, con cattivissimi alieni al posto dei non-morti: l’obiettivo è quello di far saltare con una trivella i nidi di queste creature extraterrestri, intervallate da barriere di materiale organico che vi capiteranno di fronte dopo aver fatto fuori un po’ dei primi.

COD GhostsSomethings Burning

Fino a quattro giocatori, ciascuno con una diversa specialità (Medic, Engineer, Tank, Weapon Specialist) possono giocare in co-op a questa modalità. Squads vi mette invece al comando di un plotone di soldati, assegnati automaticamente all’inizio del gioco, con i quali potrete scontrarvi con altri squadroni simili. Questi bot potranno essere man mano personalizzati e miglioreranno nel corso del tempo: se salirete di livello, anche il loro modo di combattere sarà più intelligente. Anche per Ghosts, come ormai è consuetudine nei titoli di una certa caratura, esiste una companion app, disponibile sia su iOS che Android, dalla quale potrete gestire i clan in maniera molto approfondita.

Call of Duty: Ghosts è un gioco a due facce: a una campagna single player non troppo esaltante fa da contraltare un multiplayer vario e pieno di modalità, sia nuove che già conosciute. Sta già vendendo e continuerà a vendere uno sfacelo, quindi poco importa se non è uno dei migliori titoli della serie. :)