Fire Emblem: Awakening

A pensarci su un attimino, il concetto di “morte” è abbastanza elastico nel mondo videoludico: certo capita non raramente di vedere più o meno gente morta o di fare fuori mucchi e mucchi di generici nemici; se ci riflettete il punto pero’ è proprio quello, sono generici: volti senza nome di cui non potrebbe fregarcene di meno oppure anche volti con un nome ma progettati al solo scopo di essere massacrati da qualcuno. Ai protagonisti invece va più i lusso: o sono i checkpoint dopo un game over, o è un oggetto apposta per resuscitare, insomma non c’è verso di farli rimanere nell’altro mondo, almeno per molto tempo.

Che succederebbe se invece una volta morti i nostri beniamini risultassero morti sul serio? Per sempre? I precedenti non mancano: chi di voi nobili lettori ha giocato allo straordinario Valkyria Chronicles per la Ps3 ricorderà sicuramente il triste destino di Ysara e si asciugherà una lacrima. Abbiamo ancora, per citare un esempio più famoso, tutti davanti agli occhi la scena in cui Sephiroth manda al creatore Aeris in quel capolavoro che è Final Fantasy 7; è una cosa che ha traumatizzato una generazione di giocatori: usi un personaggio per un terzo del gioco, ti ci affezioni anche, e poi questo muore. E non c’è phoenix down che tenga, è andato, basta, fine. Se avete problemi con questo tipo di approccio realistico per l’amor della madonna, non giocate a Fire Emblem.

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Fire Emblem è una serie di videogiochi che è rimasta sempre su piattaforme Nintendo e per la maggior parte in Giappone. Iniziata nel 1990 e portata sempre avanti dalla Intelligent Systems (qualcuno se li ricorderà per i due Advanced Wars), con il passare degli anni la saga è rimasta sempre fedele ai suoi marchi di fabbrica: il genere strategico/rpg, l’ambientazione fantasy occidentale, la quasi totale mancanza di sequel diretti a capitoli precedenti, il grande sviluppo psicologico dei personaggi e, ultimo ma non ultimo, il famigerato permadeath: se qualcuno vi muore sul campo, ci lascia le penne per il resto del gioco.

Con questo nuovo capitolo, chiamato Awakening, il marchio si prepone l’antitetico e ambizioso obiettivo di rimanere fedele alle caratteristiche peculiari di sempre cercando nel contempo di allontanarsi almeno in parte dall’elitarismo hardcore che, per forza di cose, ha caratterizzato i giochi precedenti.

Ecco dunque che il personaggio da noi creato all’inizio del gioco si ritrova catapultato senza memoria (che cliché!) nell’ Ylisse, dove viene prontamente raccattato e soccorso dal principe Chrom e dalla sua banda di combattenti, i Pastori. Purtroppo i tempi sono duri per il buon principe: la vicina Plegia ha tutta l’intenzione di scatenare un conflitto aperto, i briganti e i mariuoli razziano sistematicamente ogni villaggio che incontrano e qualcosa di malvagio è sicuramente all’opera. In quanto auto nominatisi custodi della pace in Ylisse, starà alla variegata brigata dei Pastori sobbarcarsi sulle spalle il lavoro sporco e salvare la capra e i cavoli di questo mondo in declino, dove la storia la scrivono i combattenti e dove il popolo si stringe il cappello al petto e eccelle nella famosa interpretazione del “Ay senor, i banditi hanno saccheggiato il villaggio”.

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Potrebbe sembrarvi un gioco familiare, potrebbe sembrarvi uno strategico o un rpg come i tanti bei strategici o rpg che ci sono là fuori. No, non lo è. Non è Starcraft e non è Final Fantasy VII; ma se questi due avessero un figlio e questo figlio andasse a turni, ecco forse potrebbe avvicinarsi a Fire Emblem.

Gli apparentemente infiniti conflitti dell’Ylisse si traducono in una apparentemente infinita serie di battaglie da combattere: il tempo è frazionato in turni, quindi niente fretta. Prima agiranno tutti i nostri, poi agiranno tutti i nemici, e cosi via. La profondità dello straordinario sistema di combattimento, ereditato dai precedenti capitoli, ci consente di pianificare ogni singola mossa: muoviamo tizio x in questa casella? bene, gli facciamo attaccare quel nemico? bene, ha l’89% di fargli 15 danni, e il nemico ha il 53% di contrattaccare per 6 danni… e queste sono le basi.

Avere due schermi a disposizione aiuta e non poco:  nello schermo superiore c’è la mappa in delizioso stile retrò, l’azione vera e propria dei combattimenti in una convincente e ben realizzata grafica 3d; sotto ci sono le informazioni, i conti, le statistiche, l’equipaggiamento, i punti ferita, le abilità, i ritratti degni di un manga di prima classe. Avere a portata di mano tutte le informazioni necessarie in ogni momento ha principalmente l’effetto di farci vergognare di noi stessi quando sbagliamo mossa, e capiterà eccome: gli avversari sono spietati, non concedono tregua, trovano sistematicamente l’anello debole della catena e lo uccidono con crudele efficienza.

Ma nihil desperandum, nihil desperandum: c’è anche una ricca componente rpg, e questo vuol dire che i nostri combattenti acquisteranno esperienza, saliranno di livello, aumenteranno le loro caratteristiche e cambieranno classe, diventando delle macchine da guerra su cui ondate e ondate di nemici andranno a infrangersi… almeno fino a quando non arriverà quel nemico particolarmente utile contro il vostro particolare tipo di soldato… ma voi avrete già pronto a quel punto il vostro counter al loro counter… e via dicendo.

Ma non è finita. Di scontro in scontro i componenti della vostra squadra, oltre ad aumentare di numero (si parla di circa 40 personaggi canonici, senza contare i DLC gratuiti e a pagamento), intrecceranno delle relazioni: per gli aridi di cuore questo vuol dire vari bonus quando i due personaggi in questione combattono affiancati, per gli altri vuol dire conversazioni buffe e romantiche, matrimoni, figli reclutabili che avranno le caratteristiche dei genitori… e non è che X deve avere una relazione con Y e basta, può limonarsi chi diavolo vuole! E questo vuol dire che tutte  le conversazioni sono personalizzate a seconda degli interessati e i figli possibili sono li ad aspettare le migliori combinazioni! Perdonate l’eccesso di punti esclamativi, ma c’è da sbattere la testa sul muro da tanta carne c’è al fuoco.

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L’allegra brigata dei Pastori si compone dei più disparati individui, tutti magnificamente realizzati sia sotto il profilo grafico sia sotto quello psicologico: oguno ha i suoi sogni, le sue tare, le sue fissazioni, il suo modo di esprimersi, e via discorrendo. E’ praticamente impossibile non affezionarsi a gente come Kellam, un mastodontico omone corazzato dalla faccia inespressiva e che nessuno nota mai… o Gaius, atarassico lestofante a cui interessano solo caramelle e dolciumi… o Olivia, esperta danzatrice con una insostenibile vergogna del pubblico… o ancora il buon Libra, sacerdote guerriero talmente di bell’aspetto da essere sempre scambiato per una donna .

L’estrema caratterizzazione di tutti i personaggi e la maniacale cura con cui interagiscono tra loro e con il mondo esterno rende estremamente difficile sopportarne la morte, ragion ogni decesso in battaglia si tradurrà in un reset del gioco con conseguente rifare il livello daccapo (niente save tra un turno e l’altro, è possibile solo se dovete spegnere il 3ds, e dopo il reload il salvataggio si cancella. Buon dio che malfidenti). Ma rifare i livelli non piace a nessuno, no? Quindi, gioco forza, saremo i primi ad andarci piano e a valutare bene ogni mossa come in una partita a scacchi ben giocata.

Parlavamo di classi. Il sistema di avanzamento dei personaggi comprende dei “rami” principali che si biforcano e permettono l’accesso alle classi avanzate. Accanto alle classi più tradizionali del guerriero, del mago, del priest e del cavaliere avremo anche un sacco di scelte esotiche come il sacerdote guerriero, il mago a cavallo, il cavaliere corazzato, il maestro di spada e numerose altre, una quarantina in totale. La classe di appartenenza determina numerosi fattori, come la probabilità che una caratteristica salga al level up, quali armi si possono usare, le skill che il personaggio imparerà, tuttavia ci sarà consentito di giocare abbastanza liberamente con le classi in quanto sarà possibile “tornare indietro” e far classare che so, un mago in un cavaliere al fine di potenziare un po’ la sua difesa, per esempio.

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I dlc sono di due tipi: quelli gratis che comprendono nuovi personaggi appartenenti ai precedenti fire emblem, oggetti bonus, mappe aggiuntive, sfidanti per la modalità multiplayer, e quelli a pagamento che si compongono di mappe completamente nuove ognuna con una diversa ricompensa: un nuovo personaggio, una gran quantità di oro, un oggetto particolarmente potente… non mancano i dlc focalizzati esclusivamente sul lore e sull’approfondimento dei personaggi. Per quanto possa biasimare dei dlc che consentono un afflusso praticamente infinito di oggetti, esperienza e oro (i dlc a pagamento sono liberamente rigiocabili quante volte si vuole), so che il mio portafogli non avrà scampo: non riesco a resistere al pensiero di poter approfondire un lato della storia che mi ero perso o di potermi accaparrare qualche moneta o oggetto in più. La modalità multiplayer, in realtà non molto sviluppata, si compone di una sorta di “arena”: la componente tattica della battaglia viene eliminata e si lascia spazio all’azione, il nostro personaggio e quello del nostro compagno di giochi si alterneranno nello sconfiggere una banda di cattivi soggetti, tutto li.

Ma ho detto all’inizio dell’articolo che questo nuovo fire emblem apre le porte, almeno un poco, ai nuovi arrivati e ai casual gamers, e così è: i 4 livelli di difficoltà disponibili lo rendono un titolo appetibile per qualsiasi palato, e soprattutto selezionando la modalità “casuale” faremo in modo che gli alleati uccisi ritornino in vita alla fine del livello. E’ un bel vantaggio, certo, ma è una cosa che mi sento di sconsigliare se non per qualche prima schermaglia al fine di prendere dimestichezza con il sistema di gioco: non voglio fare il masochista, ma la continua tensione generata dal fatto che una mossa sbagliata possa portare alla morte i un beneamato personaggio è una cosa a cui non si può rinunciare, è una meccanica essenziale del gioco e togliendola l’esperienza risulterebbe troppo… scialba.

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Riassunto per Metacritic. Come sarebbe che non siamo su Metacritic?

Fire Emblem Awakening è un capolavoro sotto ogni aspetto: ha una storia magnifica, una grafica piacevole, il 3d non è invasivo, i personaggi sono profondi e interessanti, le loro uscite sono uniche e inimitabili, la rigiocabilità del titolo è pressoché infinita, è accessibile sia ai neofiti che ai fan di lunga data, il sistema di combattimento è stupendo e quello di avanzamento dei pg pure, è pura tattica e puro rpg mischiati sapientemente in dosi perfette.
Se avete un 3ds e non avete questo gioco siete pazzi scatenati. Se non avete un 3ds correte a comprarvene uno, e poi compratevi Fire Emblem.