Starcraft II: Heart of the Swarm (PC)

Gli zerg, è universalmente risaputo, sono simili a un qualsiasi partito politico: individualisti, rissosi,  più o meno schifosi a vedersi, brutalmente efficienti nell’eseguire gli ordini, disorganizzati e con la tendenza a massacrarsi a vicenda se lasciati liberi, terminalmente disciplinati quando sotto il dominio di una mente superiore.
Il paragone è un po’ forzato, ma almeno adesso sapete che potrebbe andarci peggio.

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Fa più una goccia d’odio che una badilata d’amore

Rilasciato il 12 Marzo 2013, Heart of the swarm porta avanti l’epica saga di Starcraft e dà alla Blizzard l’occasione di continuare a narrare le vicende del settore Koprulu e della infinita guerra che vede protagoniste le 3 razze ivi presenti: I terran, tenaci coloni umani, gli zerg, schifosissimi alieni insetto idi protagonisti indiscussi di questo capitolo della storia e i protoss, misteriosi alieni umanoidi tecnologicamente all’avanguardia grazie all’energia psionica. Trattandosi di un’espansione, il gioco porta avanti la storia iniziata con Wings of liberty che a sua volta altro non è che la continuazione del primo capitolo della saga. Nel primo starcraft veniva ampiamente mostrato come il terran Arcturus Mengsk, capo di una fazione ribelle e in seguito imperatore, tradì la fiducia dei suoi compagni abbandonando la buona Sarah Kerrigan al suo destino e agli zerg. Mal gliene incolse tuttavia, poiché Kerrigan assurse al ruolo addirittura di regina delle lame, divenendo capo indiscusso degli stramaledetti alieni.

Anni dopo, il ribelle Jim Raynor (ex compagno di Mengsk e Kerrigan) riesce, smuovendo abbastanza letteralmente mari e monti, a far tornare Kerrigan umana. Purtuttavia, consumata dal desiderio di vendetta e di riscossa, Kerrigan intende continuare nella sua caccia al traditore Mengsk, oramai acclamato imperatore dei terran del settore, e cosa potrebbe usare sta benedetta donna per vendicarsi? Esatto, gli zerg.

Eccola dunque protagonista di una storia ricca di colpi di scena, che non mancherà di lasciare a bocca aperta in più di una occasione gli appassionati della saga e che spingerà i neofiti a cercare su wikipedia chi diavolo è quel determinato personaggio, cosa è successo in quella particolare battaglia, eccetera.

A fare da comprimari a Kerrigan ecco i membri di spicco dello sciame: l’assistente tuttofare Izsha, la matriarca Zagara, il perfetto e spietato ingegnere genetico Abathur e altri di cui non voglio spoilerare nulla.

Come sfondo abbiamo sempre e solo il suo chiodo fisso: uccidere l’imperatore Mengsk. Questa ossessione spinge Kerrigan a fare scelte sempre più difficili, rinunciare a cose sempre più importanti, mandare al diavolo tutto e agire di conseguenza. Va detto, per onestà, che i “cattivi” di turno fanno la loro bella parte per farla arrabbiare: evidentemente nel mondo dei videogiochi deve sembrare una splendida idea far incazzare a morte qualcuno che ha appena smesso di essere la regina di una innumerevole massa aliena assassina.

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Fare schifo che è una meraviglia

Graficamente non c’è molto da dire del gioco: classificandosi come espansione, heart of the swarm riprende in maniera abbastanza pedissequa tutte le caratteristiche del suo predecessore; in parole povere è graficamente lo stesso gioco che uscì a Luglio del 2010. Questo non vuol dire che sia brutto, badate bene: è un gioco con una grafica fluida e piacevole, dai toni colorati ma dal sapore maturo, con un’interfaccia utente personalizzata a seconda della razza e sapientemente essenziale.

Un discorso a parte va fatto per le cutscenes, realizzate con gli standard Blizzard quindi assolutamente impeccabili. Il doppiaggio di indiscussa qualità unito all’ottima e completissima traduzione rendono ancora più godibile la storia, non facendoci per una volta rimpiangere il doppiaggio in lingua originale. Parlando per un attimo degli zerg, posso dire che giù alla Blizzard si devono essere fatti delle grandi risate inventandone di tutti i tipi e di tutte le fattezze: anche se le unità totalmente nuove rispetto al primo capitolo sono solo due, durante la storia saremo chiamati a far evolvere il nostro sciame donando tutta una serie di nuove funzionalità e caratteristiche estetiche alle nostre preesistenti truppe. Zergling con le ali? Perché no; idralische che mutano e possono attaccare da rintanate? Ma certo, siamo gli zerg, e via discorrendo.

Potrete quindi capire come gli zerg, ossessionati dall’efficienza, dalla mutazione e dall’adattabilità, abbiano alla lunga creato organismi che adempiono perfettamente allo scopo per cui sono stati generati ma che appaiono alla vista come un frontale tra un polipo e un camion di ortaggi misti: dovendo inoltre rappresentare gli alieni brutti e cattivi, gli zerg fanno SCHIFO. Sacche pulsanti, membrane viscide, zampe insettoidi, bocche fameliche, zanne e artigli ovunque, la spietata macchina zerg si fa un baffo dei canoni di bellezza e non si affida nemmeno al “belli dentro”, perché c’è da credere che visti da dentro facciano almeno tanto schifo quanto visti da fuori.

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OMG, zerg rush! Kekekekekeke

Anche guardando alle meccaniche di gioco, non possiamo che ribadire il concetto precedente: espansione. Incasellato nel genere degli RTS e con un predecessore che aveva già delineato nuovi standard per il genere, questa espansione fa suo il motto che “cavallo che vince non si cambia”. E’ vero, sono state aggiunte un paio di nuove unità per ogni razza e le esistenti sono state limate e bilanciate per il meraviglioso spettacolo agonistico che è il multiplayer, pur tuttavia un strategico in tempo reale resta.

Parlando della campagna, sempre in armonia con il suo predecessore Heart of the swarm ripropone il concetto di campagna diversificata, proponendo missioni tutte improntate per forza di cose sulle dinamiche base del genere (raccogliere risorse, produrre unità e edifici, asfaltare il povero cristo di turno che ci si parerà davanti) ma ognuna con le sue personali aggiunte che non vi daranno la soddisfazione di poter dire “vista una, viste tutte”. Aggiungete al tutto il fatto che Kerrigan, completando gli obiettivi principali e facoltativi delle varie missioni, salirà di livello e sbloccherà abilità sempre più potenti; aggiungete il fatto che la maggior parte delle unità dello sciame saranno soggette a una sostanziale customizzazione nel corso della campagna, sotto forma di evoluzioni messe in pratica dall’atarassico e vermiforme Abathur, e capirete come ognuna delle 20 missioni vi sembrerà diversa dalle precedenti.

Sarebbe comunque un grosso errore parlare solo della parte single player del gioco: Starcraft è famoso in tutto il mondo per via del suo straordinario multiplaying competitivo che ha dato vita a un vero e proprio esport con tornei, leghe, campionati, premi e quant’altro. Il gioco stesso prende molto sul serio l’aspetto competitivo e fa di tutto per facilizzare e ottimizzare lo scenario multi giocatore offrendo un complesso sistema di ladder, di matchmaking, di leghe e di avanzamenti. La possibilità di formare delle squadre o dei clan, il tutto integranto nell’enorme rete che è battle.net, rende meno solitaria l’esperienza.

Eppure, chiunque sa che il multiplayer è un’esperienza profondamente diversa dalla campagna: l’azione è più frenetica, i tempi sono decisamente più stringati, la difesa non porta quasi mai a niente di buono e una appropriata gestione dell’economia è importante quanto il comandare efficacemente le truppe. Non possiamo nemmeno vedere la campagna come un lungo tutorial al multiplayer, sono due esperienze totalmente diverse e pressoché slegate tra loro. Tuttavia la Blizzard, conscia del timore che l’esperienza multiplayer suscita in molti giocatori della campagna, ha progettato una serie di livelli che ci aiuteranno a familiarizzare con l’approccio più calcolato e tattico del mondo multigiocatore. La pratica, tuttavia, rimane la migliore maestra. La pratica e l’essere disposti a mangiare fango almeno per qualche match, ovvio.

Riassunto per Metacritic. Come sarebbe che non siamo su Metacritic?

Heart of the swarm è il degno successore di Wings of liberty. Con il suo arco narrativo epico, la sua campagna ben diversificata e raramente noiosa, un multiplayer studiato fin nei minimi particolari e una realizzazione tecnica ineccepibile,  è un titolo che ogni amante del genere strategico in tempo reale non può permettersi di non possedere, e un buon inizio per chiunque altro.